MENU
Il contenuto della pagina inizia qui

Archivio attualità 2017

20/12/2017

Buone feste ed un anno ricco di movimenti ma senza scuotimenti

Buone feste ed un anno ricco di movimenti ma senza scuotimenti

Quest’anno il nostro albero abbonda di decorazioni. Ha così tante palline quanti sono stati i terremoti in Svizzera e nelle regioni limitrofe dal 1 gennaio al 31 ottobre 2017.

1047 terremoti di magnitudo inferiore a 2.5
17 terremoti di magnitudo fra 2.5 e 3.9
2 terremoti di magnitudo superiore a 3.9:
magnitudo 4.6, il 6 marzo a Urnerboden (UR)
magnitudo 4.3, il 1 luglio a Château-d’Oex (VD)

Vi auguriamo buone feste ed un anno ricco di movimenti ma senza scuotimenti!

13/12/2017

[Disponibile in DE / FR] Leicht verspürtes Beben bei Sion

[Disponibile in DE / FR] Leicht verspürtes Beben bei Sion

Am Dienstag, dem 12. Dezember 2017 hat sich um 23:28 Uhr (Lokalzeit) 10 km südöstlich von Sion (VS) in einer Tiefe von 6 bis 7 km ein Erdbeben der Stärke 2.1 ereignet.

Solch relativ schwache Erdbeben werden in der Regel nicht oder nur sehr vereinzelt verspürt, aber mehr als 45 Personen haben dieses Ereignis auf unserer Webseite gemeldet. Der Grund dafür liegt in einer Kombination von drei Faktoren: geringe Herdtiefe, Tageszeit (alles ist ruhig und viele sind noch wach) und bekannte Verstärkungseffekte der lockeren Rhonetal-Sedimente. So kamen auch die meisten Meldungen aus Bramois und Grône, zwei Gemeinden am südlichen Talrand.

Das Ereignis vom 12. Dezember sowie ein kleines Nachbeben der Stärke 1.0 sechs Stunden später gehören zu einem kleinen Schwarm von Beben, der etwa 6 km von der Rhone, talparallel orientiert ist. Die Beben stehen somit in keinem direkten Zusammenhang zu den Beben, die dieses Jahr schon verschiedentlich im Zentralwallis verspürt worden sind. Diese lagen nördlich der Talmitte (siehe Karte).

24/11/2017

Terremoti e geotermia profonda: cosa occorre considerare

Terremoti e geotermia profonda: cosa occorre considerare

Una delle principali sfide dei progetti di geotermia profonda passati e futuri è quella di riuscire a realizzare uno scambiatore di calore funzionante e con una sufficiente permeabilità della roccia che però non provochi terremoti percepibili o che causino danni. Le questioni ad essi legate sono molteplici e complesse, come ad es. quella di fare un distinzione tra terremoti naturali (tettonici) e antropogenici (indotti). Dal punto di vista fisico, questi due tipi di terremoti sono identici. Una distinzione, più raramente un abbinamento conclusivo, è solo possibile sulla base del luogo della scossa, del momento, del meccanismo focale e delle relazioni con gli interventi effettuati.

Quanto difficile possa essere un simile abbinamento lo dimostra l’attuale situazione nella Corea del Sud. Il 15 novembre 2017 si è verificato nelle vicinanze di Pohang un terremoto a bassa profondità di magnitudo 5.4, nei pressi di un impianto geotermico in costruzione. All’interno di due fori di trivellazione profondi sino a 4.3 km, dal 2016 il sottosuolo è stato stimolato più volte, in modo da riuscire in futuro a convogliare l’acqua verso la roccia e riscaldarla. Le ultime stimolazioni sono state effettuate ad agosto e settembre 2017, senza causare forti terremoti. Attualmente, nel quadro del progetto DESTRESS, i gestori coreani e le autorità stanno studiando insieme ad altri esperti internazionali un possibile nesso tra la scossa e gli interventi messi in atto.

Simili questioni e le strategie di successo da esse derivanti («buone prassi») nella gestione della sismicità indotta vengono affrontate da uno studio svolto dal Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo. Una relazione scientifica commissionata dal Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo nel quadro del progetto GEOBEST-CH – un progetto supportato da SvizzeraEnergia – esamina le buone prassi da applicare nella gestione della possibile sismicità indotta. L’obiettivo della relazione è quello di fornire informazioni utili per valutare i rischi legati ai terremoti antropogenici e limitarli ad una misura accettabile, rivolgendosi in primo luogo alle aziende che costruiscono gli impianti e alle autorità cantonali che rilasciano le autorizzazioni.

La relazione inizia con una introduzione sulla naturale attività sismica in Svizzera, alcune informazioni essenziali sulla sismicità indotta, ed un riassunto delle conoscenze acquisite nel corso dei progetti di geotermia falliti a San Gallo e a Basilea. Su questa base vengono quindi discusse le linee guida per il monitoraggio sismico dei progetti di geotermia e sviluppate raccomandazioni per le autorità cantonali e i responsabili del progetto su come valutare l’attività sismica così come i pericoli e i rischi ed essa legati. In sostanza, si tratta di sviluppare misure che tengano conto sia della protezione della popolazione, dell’ambiente, delle merci, delle costruzioni, sia delle condizioni geologiche locali e della configurazione dell’impianto.

Uno strumento utile per effettuare un’analisi situazionale tanto complessa in riferimento a un determinato progetto di geotermia profonda è la griglia diagnostica “Geothermal Risk of Induced Seismicity” (GRID, Trutnevyte & Wiemer, 2017) descritta nella relazione. Le raccomandazioni che poggiano su questa griglia prevedono opportune misure per tutte le fasi del progetto. Queste comprendono analisi della pericolosità e dei rischi, monitoraggio sismico, sistemi a semaforo, interpretazione di dati con prospezione sismica a riflessione così come il coinvolgimento degli interessati e delle autorità (vedere anche “Misure per contenere la sismicità indotta”). Informazioni dettagliate sui singoli aspetti delle raccomandazioni sono reperibili, oltre che ai link segnalati, anche nei singoli capitoli della relazione. Questi elementi fondamentali supportano le autorità ed i responsabili dei progetti nello sviluppo di misure di riduzione del rischio a livelli accettabili, con strumenti ragionevoli ed effettivamente realizzabili.

Un riassunto della relazione in lingua inglese con le principali conoscenze e raccomandazioni verrà pubblicato in tedesco, francese e italiano nel febbraio 2018.

21/11/2017

[Disponibile in DE] Verspürtes Erdbeben bei Zug

[Disponibile in DE] Verspürtes Erdbeben bei Zug

Am Dienstag, 21. November 2017 ereignete sich um 10:22 Uhr (Lokalzeit) zwischen Zuger- und Ägerisee ein Erdbeben der Stärke 3.3 in einer Tiefe von ca. 32km. Beim Schweizerischen Erdbebendienst (SED) an der ETH Zürich gingen in der ersten Stunde nach dem Beben etwa 300 Meldungen aus der Bevölkerung ein. Sie stammen vorwiegend aus den Regionen nördlich und nordwestlich des Bebens, unter anderem aus den Kantonen Zug, Schwyz, Uri, Nidwalden, Luzern, Zürich und Aargau.

Das letzte etwas stärkere Beben in der Region Zug mit einer Magnitude von 4.2 ereignete sich am 11. Februar 2012 in ca. 35 km Tiefe und war eines der stärksten Beben der letzten Jahre. Knapp 2 Wochen später folgte am 24. Februar 2012 ein Nachbeben mit Magnitude 3.5. Es ist davon auszugehen, dass sich das Beben von heute auf derselben geologischen Störung ereignet hat.

Nach den diesjährigen grösseren Erdbeben auf dem Urnerboden mit einer Magnitude von 4.6 und dem Erdbeben in der Nähe von Château d’Oex (VD) mit einer Magnitude von 4.3, reiht sich das Beben bei Zug in die Liste der bisher stärksten Beben dieses Jahres ein.

Mit Schäden ist bei einem Beben dieser Stärke und in dieser Tiefe nicht zu rechnen.

In den nächsten Stunden und Tagen sind in der Region weitere Beben möglich, die unter Umständen auch verspürt werden können. Beben mit einer ähnlichen oder gar grösseren Magnitude sind zwar unwahrscheinlich, aber nicht auszuschliessen.

13/11/2017

[Disponibile in DE] Schwere Erdbeben erschüttern das Grenzgebiet zwischen Iran und Irak sowie Costa Rica

[Disponibile in DE] Schwere Erdbeben erschüttern das Grenzgebiet zwischen Iran und Irak sowie Costa Rica

Am Sonntag, 12. November 2017, um 18:18 Uhr (UTC, 21:48 lokale Uhrzeit) hat sich im Grenzgebiet zwischen Iran und Irak 32 km südlich von Halabjah (220 km nordöstlich von Baghdad) ein schweres Erdbeben mit einer Magnitude von 7.3 ereignet. Gemäss dem amerikanischen geologischen Institut (US Geological Survey) lag der Ursprung des Bebens in einer Tiefe von etwa 23 km. Das Beben wurde sowohl im Iran als auch im Irak stark verspürt und war selbst im angrenzenden Ausland noch wahrnehmbar. Aufgrund der Stärke und Tiefe des Bebens ist mit grossen Schäden zu rechnen.

Das Beben ereignete sich an der arabisch-eurasischen Plattengrenze. Dort bewegt sich die arabische Platte mit etwa 26 mm pro Jahr auf die eurasische Platte zu. Die oberflächennahe Lokalisierung und der Bruchmechanismus des Bebens entsprechen dem, was aufgrund der Plattentektonik in der Region bekannt ist.

Das genaue Schadensausmass ist derzeit aufgrund der Abgelegenheit der betroffenen Region schwer abzuschätzen. Aufgrund der einfachen Bauweise vieler Gebäude muss jedoch von beträchtlichen Schäden ausgegangen werden. Einen Tag nach dem Beben berichten Medien bereits von mehr als 300 Todesopfern.

Ungefähr eine Stunde vor dem grossen Beben hat sich 60 km südwestlich ein Beben mit Magnitude 4.3 ereignet, das als Vorbeben gedeutet werden kann. Vor starken Beben kommt es manchmal zu derartigen Vorbeben, allerdings treten sehr viele starke Beben ohne Vorankündigung auf. Dass es sich bei diesen kleineren Beben um ein Vorbeben gehandelt hat, lässt sich jeweils erst rückblickend feststellen.  Zwischenzeitlich haben sich zahlreiche Nachbeben ereignet. Das bisher grösste mit einer Magnitude von 5.3 erschütterte die Region etwa 10 Minuten nach dem Hauptbeben. Es war damit gross genug, um bereits beschädigte Gebäude weiter zu destabilisieren. In den nächsten Wochen und Monaten muss mit weiteren, auch starken, Nachbeben gerechnet werden.

In der Nacht auf den 13. November 2017 ereignete sich um 02:28 Uhr (UTC) zudem ein grosses Beben in Costa Rica. Es hatte eine Magnitude von 6.5 und trat in einer Tiefe von etwa 20 km auf (US Geological Survey). Das Beben wurde weit verspürt und verursachte Schäden an Gebäuden nahe des Epizentrums. Es wurde keine Tsunamiwarnung herausgegeben. Costa Rica liegt an einer konvergierenden Plattengrenze (Subduktionszone), an der sich die Cocos Platte mit einer Geschwindigkeit von etwa 9 cm/Jahr unter die karibische Platte schiebt. Auf Grund der tektonischen Gegebenheiten kommt es in dieser Region immer wieder zu grossen Beben mit hohem Schadenspotential und Nachbeben. Das letzte grosse Beben ereignete sich im September 2012 mit einer Magnitude von 7.6.

Zwischen dem Beben in Grenzgebiet von Iran und Irak und jenem in Costa Rica besteht kein Zusammenhang.

03/11/2017

[Disponibile en DE / FR] Erneutes spürbares Erdbeben in der Region Sion/Sierre

[Disponibile en DE / FR] Erneutes spürbares Erdbeben in der Region Sion/Sierre

Am Freitag, dem 3. November 2017 hat sich um 19:04 Uhr (Lokalzeit) 4 km nordöstlich von Sion (VS) in einer Tiefe von 8 km ein Erdbeben der Magnitude 2.8 ereignet.

Die Erschütterungen waren, wie beim Erdbeben vom 2. November 2017, vor allem im Gebiet zwischen Sion und Sierre für die Bevölkerung spürbar. Das Rhonetal ist aufgrund seiner Bodenbeschaffenheit (weiche Sedimente) bekannt für die deutliche Verstärkung von Erdbebenwellen. Aus diesem Grund sind zahlreiche Verspürtmeldungen von Anwohnern auf der Webseite des Erdbebendienstes eingegangen. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten.

Seit Juni 2015 sind im Wallis von der Bevölkerung grösstenteils unbemerkt zwei Erdbebensequenzen im Abstand von ungefähr 12 km aktiv. Dieses Beben gehört nun zur Sequenz, welche etwa 5 km nordöstlich von Sion aktiv ist, wobei das Beben vom 2. November zur Erdbebensequenz gehört, welche rund 6 km nördlich von Sierre activ ist.

02/11/2017

[Disponibile in DE / FR] Spürbares Erdbeben bei Sierre

[Disponibile in DE / FR] Spürbares Erdbeben bei Sierre

Am Donnerstag, dem 2. November 2017 hat sich um 15:09 Uhr (Lokalzeit) 4 km nördlich von Sierre (VS) in einer Tiefe von 3.5 km ein Erdbeben mit der Magnitude von 3.1 ereignet.

Die Erschütterungen waren vor allem im Gebiet zwischen Sion und Sierre für die Bevölkerung sehr gut spürbar. Das Rhonetal ist aufgrund seiner Bodenbeschaffenheit (weiche Sedimente) bekannt für die deutliche Verstärkung von Erdbebenwellen. Aus diesem Grund sind zahlreiche Verspürtmeldungen von Anwohnern auf der Webseite des Erdbebendienstes eingegangen. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten.

Das Wallis und im Speziellen die Region nördlich von Sion/Sierre hat die höchste Erdbebenaktivität in der Schweiz. In diesem Gebiet ereignete sich 1946 das letzte grosse Erdbeben in der Schweiz. Mit einer Magnitude von 5.8 hat es zahlreiche Schäden an Gebäuden in den damals noch weniger dicht besiedelten Städten Sion und Sierre verursacht.

Seit Juni 2015 sind im Wallis von der Bevölkerung grösstenteils unbemerkt zwei Erdbebensequenzen im Abstand von ungefähr 12 km aktiv. Eine ist etwa 5 km nordöstlich von Sion gelegen und die andere ungefähr 6 km nördlich von Sierre. Die Mehrheit der registrierten Beben ereignete sich in einer Tiefe von etwa 8 km und damit vermutlich im kristallinen Grundgebirge. Das Beben vom 2. November 2017 ist das zweite Beben der Sierre-Sequenz, das eine Magnitude von 3.1 erreicht. Das erste Beben mit gleicher Magnitude ereignete sich am 14. Oktober 2015 nördlich von Sierre.

Ein Blick in die Geschichte zeigt, dass dieses Gebiet bereits in der Vergangenheit ähnliche Aktivitätsraten aufwies. Im Sommer 1996 ereigneten sich beispielsweise gleich drei Beben mit einer Magnitude von 2.5 oder grösser. Auch 2011 wurde eine ähnliche Bebensequenz 2 km nordwestlich von Sierre beobachtet. Historische Analyse zeigen, dass solche Sequenzen im Wallis nichts Ungewöhnliches darstellen. In der Regel enden Schwarmaktivitäten nach einigen Wochen oder Monaten, in seltenen Fällen nehmen die Beben mit der Zeit an Stärke und Anzahl zu.

04/10/2017

Sulle tracce del pericolo di tsunami in Svizzera

Sulle tracce del pericolo di tsunami in Svizzera

Gli tsunami non si verificano solo nei mari. In rari casi, anche nei laghi (svizzeri) possono formarsi onde anomale. Resoconti storici e ricerche sui sedimenti lacustri confermano che nel 1601 un’onda anomala alta sino a 8 metri ha attraversato il lago dei Quattro Cantoni, causando numerose inondazioni. Il fattore scatenante è stato un terremoto di magnitudo 5.9 nel Cantone di Nidvaldo, le cui scosse hanno causato diverse frane sottomarine nel lago dei Quattro Cantoni così come una frana sul Bürgenstock: la combinazione di questi eventi ha provocato lo tsunami. Ulteriori tsunami sono stato documentati sul lago Lemano, sul lago di Brienz e sul lago di Lauerz (vedere Tsunami nei laghi).

Un progetto di ricerca recentemente autorizzato dal Fondo nazionale svizzero si pone come obiettivo quello di stabilire quali pericoli derivino da questi rari eventi, cosa sia necessario per provocare uno tsunami in un lago, con quale frequenza si siano verificati sino ad oggi e quali effetti esercitino. Nell’ambito di questo progetto, i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, dell’Università di Berna e del Center for Marine Environmental Sciences MARUM di Brema prevedono, tra le altre cose, di sistemare nove sismometri oceanici sul fondo del lago dei Quattro Cantoni. Essi rappresentano il nucleo centrale che permetterà una misura sismica e geotecnica dei sedimenti. Le relative domande di autorizzazione sono già state presentate ai Cantoni di Lucerna, Nidvaldo e Svitto. La scelta è caduta sul lago dei Quattro Cantoni perché da un lato si trova in una zona con una pericolosità sismica relativamente alta e, dall’altro, perché conosciamo molto bene il fondo lacustre grazie ai progetti di ricerca precedenti.

Si prevede di sistemare gli strumenti di misura nel corso di 22 mesi in diversi siti del lago. Usati in combinazione con i risultati di altre misure, i dati sismici che verranno raccolti con l’aiuto di questi strumenti serviranno per caratterizzare la struttura interna delle instabilità dei pendii, comprendere meglio i meccanismi delle frane e modellare la formazione e la propagazione delle onde di tsunami. Sino ad oggi, una ricerca così ampia dei processi che si svolgono nelle profondità dei laghi è unica nel suo genere per la Svizzera e il suoi risultati saranno utili per comprendere meglio questi processi. Il costo totale del progetto ammonta a 2 milioni di franchi, la maggior parte dei quali verranno impiegati per svolgere le complesse misurazioni.

25/09/2017

Usare il GPS per misurare forti terremoti

Usare il GPS per misurare forti terremoti

Tutti conoscono il sistema GPS per la localizzazione di un determinato luogo. Pochi sanno però che con il GPS è possibile misurare anche i segnali di forti scosse di terremoto. In uno studio recentemente pubblicato sul “Bulletin of the Seismological Society of America”, al quale ha partecipato anche il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo, i ricercatori hanno esposto la precisa procedura. In aggiunta ai rilevamenti sismici convenzionali, il monitoraggio diretto dei terremoti è supportato anche dai dati GPS. L’integrazione di questi ultimi permette di creare ShakeMaps più precise che giocano un ruolo importante nella gestione degli eventi.

Per misurare terremoti di forte intensità vengono generalmente utilizzati gli accelerometri, ovvero dei sensori che registrano l’accelerazione dei movimenti del terreno nella fascia delle alte frequenze (movimenti veloci). Per contro, gli strumenti GPS coprono invece la fascia della basse frequenze (movimenti lenti). Le stazioni GPS (GNSS) permanenti sono impiegate in tutto il mondo come punti di riferimento per i rilevamenti e la determinazione delle posizioni. Grazie alle loro caratteristiche di misura e alla loro distribuzione spaziale, queste stazioni consentono di aumentare il possibile intervallo di misura.

Per sfruttarlo completamente, lo studio citato in precedenza illustra i futuri miglioramenti nel campo dell’elaborazione dei dati. Attualmente risultati simili possono essere ottenuti solo con complessi calcoli e solo dopo il verificarsi dell’evento. Un’ulteriore ottimizzazione nella registrazione di terremoti di forte intensità sarebbe quella di aumentare di un fattore da 2 a 5 la frequenza delle misure per ciascuna stazione GPS (frequenza di campionamento). L’implementazione dei dati GPS rappresenta un prezioso completamento ai valori di misura tradizionali soprattutto quando si tratta di registrare terremoti di magnitudo 5.8 in un raggio di 10 chilometri. La loro integrazione in prodotti quali ad es. le ShakeMaps è quindi opportuna soprattutto in regioni ad alta pericolosità sismica come il Giappone.

Figura: Intervallo di misura delle stazioni GPS permanenti al fine di registrare terremoti di forte intensità in funzione della loro entità e distanza dalla faglia. L’area di colore blu indica cosa è attualmente possibile, quella di colore rosso cosa potrà essere coperto in futuro (anche in tempo reale).
Clotaire Michel, Krisztina Kelevitz, Nicolas Houlié, Benjamin Edwards, Panagiotis Psimoulis, Zhenzhong Su, John Clinton, Domenico Giardini; The Potential of High‐Rate GPS for Strong Ground Motion Assessment. Bulletin of the Seismological Society of America ; 107 (4): 1849–1859. doi: https://doi.org/10.1785/0120160296

14/09/2017

[Disponibile in DE] Mit SRF „Einstein“ im Epizentrum

Wenn das gesamte Mobiliar eines Wohnzimmers zu Bruch geht, sind auch gestandene Seismologen erschüttert. Beim geschilderten Erdbeben ist dank einer sorgfältigen Vorbereitung im Erdbebensimulator des CPPS nochmals alles gut ausgegangen, wie die SRF Sendung „Einstein“ zum Thema zeigt. Neben diesem erschütternden Erlebnis befasst sich die Sendung mit kurz- und längerfristigen Massnahmen, um die Auswirkungen von Erdbeben einzudämmen. Im Zentrum steht neben einer erdbebengerechten Bauweise die Erdbebenfrühwarnung. Ein solches Frühwarnsystem wird derzeit mit Unterstützung der DEZA vom Schweizerischen Erdbebendienst (SED) an der ETH Zürich in enger Zusammenarbeit mit den lokalen Partnerorganisationen in Nicaragua aufgebaut.

12/09/2017

Pronti per studiare la vita interiore di Marte

Pronti per studiare la vita interiore di Marte

Il lancio della missione InSight è previsto per la primavera del 2018. Dopo un viaggio lungo sei mesi, verrà sistemato un sismometro sul pianeta Marte. Ricercatori dell’ETH di Zurigo del gruppo Seismology and Geodynamics (SEG) e del Servizio Sismico Svizzero (SED) parteciperanno al servizio sismico marziano e analizzeranno infatti i segnali sismici registrati dalla stazione di misurazione. I dati raccolti saranno utili per scoprire di più sulla vita interiore dei pianeta rosso.

Un compito non facile con un solo sismometro. Diversamente dalla Terra, dove i sismologi possono contare su numerose stazioni per stabilire l’origine di una scossa, su Marte mancheranno tutti questi punti di riferimento. Nella fase preparatoria della missione, gli scienziati che vantano le maggiori esperienze nel campo della localizzazione e caratterizzazione dei terremoti sono stati quindi invitati a condividere le proprie conoscenze nell’ambito di un test.

Maggiori informazioni sul test sono disponibili in lingua inglese.

08/09/2017

Terremoto davanti alle coste del Messico

Terremoto davanti alle coste del Messico

Venerdì 8 settembre 2017, intorno alle ore 06:49 (MEZ) si è verificato un terremoto di magnitudo 8.1 nell’Oceano Pacifico, circa 70 km a sud ovest della costa messicana (regione del Chiapas). Secondo l’istituto geologico americano (US Geological Survey), il punto di origine della scossa era situato a una profondità di 70 km. Il terremoto è stato percepito in ampie regioni del Messico, Guatemala, El Salvador, Belize e Honduras. A causa dell’intensità e della profondità del terremoto, così come della distanza dell’epicentro dalla costa, si prevedono numerosi danni nelle regioni costiere del Messico e del Guatemala. Anche nell’entroterra messicano e guatemalteco si prevendono danni di notevole entità. Sempre più spesso il Messico e altri paesi centroamericani vengono colpiti da terremoti di forte intensità. Nel raggio di 250 km intorno al terremoto attuale, negli ultimi cento anni si sono verificate altre otto scosse di magnitudo superiore a 7.0. In Messico, l’ultimo terremoto catastrofico con una magnitudo di 8 si era verificato nell’anno 1985 e aveva causato oltre 10‘000 vittime.

Il terremoto di venerdì mattina ha fatto scattare anche un’allerta tsunami. Le onde di tsunami sinora misurate lungo le coste messicane hanno raggiunto altezze sino a un metro (www.tsunami.gov). Questo non esclude tuttavia che nei luoghi sprovvisti di strumenti di misura non si siano verificate onde ancora più alte.

Lungo la costa del Messico, la placca Cocos scivola al di sotto della placca nordamericana. Questo movimento relativo delle due placche tettoniche causa forti tensioni che si scaricano sempre più spesso sotto forma di terremoti. Secondo le analisi svolte sinora, la scossa attuale viene classificata come movimento di allontanamento su una superficie di frattura ripida (USGS, https://earthquake.usgs.gov/). Questo dato, insieme alla profondità del terremoto, fa supporre che la scossa non si sia verificata direttamente sul limite tra la placca Cocos e la placca nordamericana, ma a una profondità maggiore all’interno della placca Cocos.

Il terremoto messicano è stato registrato anche in Svizzera dalle stazioni di misurazione del SED. Questo ha fatto sì che per un piccolo terremoto di magnitudo 1.6 registrato presso Göschenen (UR) alle ore 07:46 sia stata automaticamente calcolata all’inizio una magnitudo di 3.0. Subito dopo, in seguito alle analisi manuali, questo falso allarme è stato corretto e la magnitudo ridotta a 1.6. Per l’errore del calcolo automatico sono responsabili le onde sismiche provenienti dal Messico, che continuavano a essere registrate in Svizzera anche un’ora dopo la scossa in America Centrale. Di conseguenza, le oscillazioni del terremoto presso Göschenen registrate simultaneamente con le onde messicane sono state valutate troppo alte.

Immagine a sinistra: Mappa d’intensità del terremoto in Messico con magnitudo 8.1 (USGS). Lungo la costa messicana, le scosse hanno raggiunto un’intensità massima da VIII a IX. Il terremoto ha comunque causato forti scosse anche nell’entroterra messicano e guatemalteco. Immagine a destra: Alle forme d'onda del terremoto di magnitudo 1.6 presso Göschenen si sono sovrapposte le onde di superficie del terremoto messicano di magnitudo 8.1. Questa sovrapposizione ha causato un errore nel calcolo automatico della magnitudo (magnitudo 3) per la scossa di Göschenen.

03/09/2017

Possibile test nucleare in Nord Corea

Possibile test nucleare in Nord Corea

Il 3 settembre 2017, poco dopo le 03.30 del mattino (UTC), i sismometri di tutto il mondo hanno registrato segnali riconducibili a una forte esplosione verificatasi nelle vicinanze del sito nordcoreano dedicato ai test atomici. I segnali sono stati chiaramente visibili anche presso la stazione DAVOX del servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo. Quest’ultima fa parte del sistema internazionale di monitoraggio della CTBTO (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization), l’organizzazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esprimenti nucleari che gestisce una rete di monitoraggio internazionale per il rilevamento di eventuali test nucleari.

Dopo una prima analisi provvisoria, l’evento ha corrisposto a una magnitudo sismica di 6.3 (Mb), cioè un grado di magnitudo più alto rispetto all’ultimo test nucleare della Corea del Nord svolto il 9 settembre 2016. Dai segnali sismici non è possibile stabilire se l’esplosione registrata dagli strumenti sia stata effettivamente prodotta da un test nucleare e se essa sia stata provocata da una bomba a idrogeno o da un test nucleare convenzionale.

La figura mostra i sismogrammi della forte esplosione registrata dalla stazione DAVOX.

23/08/2017

Frana al Pizzo Cengalo

Frana al  Pizzo Cengalo

Il 23 agosto 2017 alle 9:30 ora locale si è verificata una grande frana al Pizzo Cengalo, al confine fra la Val Bregaglia e l'Italia. L'evento è durato circa un minuto provocando scosse che sono state registrate dai sismometri in tutta la Svizzera. Le oscillazioni corrispondevano a quelle di un terremoto di magnitudo 3, tuttavia con una frequenza minore rispetto a quella di un terremoto di questa entità.

Le autorità locali e cantonali si aspettavano questo evento, annunciato da numerosi crolli di roccia nel 2011, 2012 e 2016,  e da un altro crollo  il 21 Agosto 2017 alle 11:29 ora locale (magnitudo 2.3). Poco dopo il grande smottamento di mercoledì mattina, alle 11:36  si è verificata nuovamente  una frana considerevole (magnitudo 2.1).

Facendo un paragone fra  l'energia rilasciata  e quella della frana del 21 settembre 2016, per l'evento di  stamane si stima  un  volume di più di 1 milione di metri cubi.

Immagine: Registrazioni effettuate dal sismometro nell'adiacente Valle di Lei, a circa 26 km dalla frana. (Ulteriori immagini sono disponibili sul sito web della  Radiotelevisione della Svizzera Italiana.)

08/08/2017

[Disponibile in DE/FR] Verspürte Erdbeben bei Sion (VS)

[Disponibile in DE/FR] Verspürte Erdbeben bei Sion (VS)

In den letzten Tagen wurden südöstlich von Sion (VS) einige kleine Erdbeben registriert. Die Sequenz begann am Samstag, 5. August 2017 um 22:21 Uhr mit einem Erdbeben der Stärke 2.4, das sich ca. 2.5 km südöstlich der Stadt ereignete. Das Beben wurde in Sion und den umliegenden Gemeinden deutlich verspürt (etwa 270 Meldungen auf unserer Webseite). Ebenfalls deutlich verspürt (knapp 200 Meldungen) wurde ein Beben der Stärke 2.2 am Montag, 7. August, um 21:43 Uhr, welches in direkter Nähe zu dem Beben vom Samstag auftrat. Darüber hinaus wurden bis zum Dienstagmittag drei weitere, kleinere Beben detektiert, die ebenfalls dieser Sequenz zuzuordnen sind. Die Beben ereigneten sich alle in Tiefen von 5 bis 6 km. Viele Personen berichten von einem Donnern oder lauten Knall im Zusammenhang mit den beiden stärkeren Beben. Solche Geräusche können entstehen, wenn die Erdbebenwellen auf die Erdoberfläche treffen und dort Schallwellen anregen. Schäden sind bei Beben dieser Stärke nicht zu erwarten.

Dieser Erdbebenschwarm steht nicht im Zusammenhang mit dem Beben vom 2. Juni 2017 mit einer Stärke von 3.3, das sich auf einer Verwerfung ca. 6 km nordwestlich von Sion ereignete und das in der Region ebenfalls deutlich verspürt wurde (siehe Aktuellbeitrag vom 02.06.2017). 

Ein weiterer Erdbebenschwarm ist seit Juni 2015 auf einer Verwerfung 5 km nordöstlich von Sion aktiv. Dort kam es wiederholt zu deutlich spürbaren Beben mit Magnituden von bis zu 3.2 (siehe Aktuellbeiträge vom 19.11.2015 und 21.05.2016). Das bisher letzte verspürte Erdbeben dieser Sequenz mit einer Stärke von 2.1 wurde am 18.02.2017 registriert, die letzten detektierten Beben ereigneten sich Ende Juli.

Bebenschwärme dieser Art sind für die Region typisch. Üblicherweise klingt die Aktivität innerhalb einiger Tage bis Monate wieder ab. Allerdings ist das Wallis unter den Regionen mit der höchsten Erdbebengefährdung in der Schweiz. Grössere Beben (auch solche mit Schadenfolgen) können nie ausgeschlossen werden.

08/08/2017

BergeBeben! Esposizione dedicata ai terremoti a Vättis

BergeBeben! Esposizione dedicata ai terremoti a Vättis

Il 12 agosto 2017 aprirà l’esposizione “BergeBeben! - Erdbeben und Gebirgsbildung” a Vättis, che invita i visitatori, nel bel mezzo del patrimonio mondiale dell’UNESCO “Arena tettonica Sardona”, a scoprire quali rapporti ci sono tra la formazione delle Alpi e i terremoti.

Oltre ai terremoti locali e agli effetti di possibili scosse più violente nella regione, l’esposizione analizza la terra di sismi Svizzera nel suo complesso. A tal file, alcuni moduli dell’esposizione “impreVedibile – Terremoti in Svizzera” che il SED aveva realizzato per festeggiare il suo 100° anniversario verranno nuovamente messi a disposizione della popolazione.

L’esposizione è liberamente accessibile da aprile a novembre dalle ore 8:00 alle ore 20:00. Visite guidate per gruppi e visitatori tra dicembre e marzo sono possibili su prenotazione. Per informazioni rivolgersi all’associazione Kur- und Verkehrsverein Vättis (081 306 11 76 / info@vaettis.ch).

08/08/2017

Quando arriverà il prossimo terremoto?

Quando arriverà il prossimo terremoto?

Purtroppo non lo sappiamo, ma i dati ci aiutano a fornire una risposta approssimativa a questa domanda. Visitateci da 1° al 3 settembre alle giornate Scientifica dedicate al tema “Cosa rivelano i dati”.

Partecipate al nostro viaggio esplorativo e cercate di dare una vostra risposta personale alla domanda sul prossimo terremoto. Vi faremo vedere come raccogliamo, analizziamo e visualizziamo i dati sismici, ad es. sotto forma di mappe di pericolosità sismica. E con l’aiuto di Madame e Monsieur Tremble potrete scoprire la vostra storia sismica

Figura: Nuvole sismiche, aumento delle concentrazioni di radon, quiete sismica, segnali elettromagnetici, superlune o anomalie del comportamento animale: sinora nessuno di questi fenomeni si è dimostrato un valido e affidabile precursore sismico (da sinistra a destra, dall’alto verso il basso)

personale. Inoltre vi offriamo la possibilità di conoscere da vicino i “profeti sismici” più discussi.

Solo in Svizzera vengono raccolti, analizzati e archiviati ogni anno presso il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo da duemila a tremila gigabyte di dati sismici. Da questa montagna di dati vengono estrapolati determinati modelli che ci permettono di fare affermazioni sulla distribuzione dimensionale e spaziale dei terremoti. Queste informazioni fungono da base per valutare il pericolo e studiare le cause e i meccanismi precisi di un terremoto. Una rapida analisi dei dati sismici permette inoltre di gestire i cosiddetti sistemi di preallarme terremoti. Dal momento che le onde sismiche si propagano meno velocemente rispetto alle onde elettromagnetiche, possiamo allertare le aree più distanti non appena alcune stazioni sismiche registrano una scossa nelle loro vicinanze.

21/07/2017

[Disponibile in FR/DE] Fort séisme près de Bodrum (Turquie) et Kos (Grèce)

Un fort séisme de magnitude 6.7 s’est produit vendredi, 21 juillet 2017, à 1h31 heure locale (0h31 heure suisse). L’hypocentre se trouvait à environ 12 km au sud de Bodrum (Turquie) et 12 km à l’est de Kos (Grèce) à une profondeur d’environ 10 km. Le séisme a aussi provoqué un petit tsunami. Le séisme a été ressenti largement dans la région égéenne-turque et L’Égée-Méridionale grecque. On déplore deux morts à Kos, des blessés et des dégâts sur des bâtiments.

Dans la région épicentrale, des répliques sont à attendre dans les jours et semaines à venir, dont quelques-unes qui pourraient être fortement ressenties voir produire de nouveaux dégâts. Dans la zone à risque, l’infrastructure peut aussi être endommagée. Le DFAE informe et conseille les voyageurs. Nous conseillons aux personnes qui envisagent de se rendre dans la zone touchée par le séisme de s’adresser directement à leurs agents de voyage.

D’après nos expériences, la probabilité de nouveaux séismes de magnitude semblable ou même plus grande dans la région de Kos et Bodrum dans les jours ou semaines à venir est élevée par rapport à la moyenne à long terme, mais reste faible.

D’une manière générale, les séismes de magnitude 6 ou plus sont toujours possibles dans la mer Egée et les régions limitrophes. Cette région a un des plus importants risques sismiques en Europe et en la Méditerranée.

Depuis 1900, dans un périmètre d’environ 150 km autour du séisme actuel, sept séismes de magnitude supérieur à 6.5 se sont produits (source : International Seismological Center). Le plus fort de ces séismes a enregistré une magnitude de 7.5 en 1956 au sud de l’île d’Amargos (environ 130 km à l’ouest du séisme actuel) tandis qu’en 1926, un séisme de magnitude 6.9 s’est produit à environ 15 km à l’ouest de Kos.

01/07/2017

[Disponibile in FR/DE/EN] Séisme fortement ressenti dans le Pays d’Enhaut

[Disponibile in FR/DE/EN] Séisme fortement ressenti dans le Pays d’Enhaut

Un séisme de magnitude 4.3 s’est produit samedi 1 juillet 2017 à 10:10 (heure locale) près de Château d’Oex (VD) à une profondeur de 4 km. Il a été fortement ressenti près de l’épicentre, dans le pays d’Enhaut. Quelques dégâts légers sont probables dans cette région. Il a été ressenti dans les cantons de Vaud, Fribourg, en Valais et dans le canton de Berne. Plus de 1'300 personnes ont témoigné de leur ressenti jusqu’à une heure sur notre site web.

L’activité sismique dans cette zone était plus forte depuis 2016 et plusieurs séismes de magnitude jusque 2.7 avait été ressentis en 2016 et 2017, le dernier le 13 mai. Celui de samedi est nettement plus fort. Il a commencé à générer une séquence de répliques de séismes de plus faibles magnitudes qui va durer plusieurs semaines, voire plusieurs mois. Certains comme celui de samedi à 11:29 (magnitude 2.7) seront ressentis par la population qui doit s’attendre à d’autres secousses dans les prochains jours. Un séisme aussi fort, voire plus fort que celui de samedi n’est pas exclus mais est peu probable.

Le séisme est lié à la rupture d’une faille normale (extension) orientée Est-Ouest, comme les autres événements de la séquence depuis 2016.

Historiquement, la région a été touchée par le séisme de Rougemont en 1770, avec une magnitude estimée à 5.2 et une intensité épicentrale (estimée à partir de dégâts) de VI. Par comparaison le séisme de samedi a une intensité épicentrale de V.

En Suisse, un événement de magnitude supérieure à 4 a lieu en moyenne tous les ans. Un autre événement de magnitude 4.6 s’était produit en mars dernier dans le canton de Glaris avec des conséquences relativement similaires, mais sur une région plus importante.

26/06/2017

Frana e inondazione in Groenlandia

Frana e inondazione in Groenlandia

La sera di sabato 17 giugno 2017 si è verificata una grossa frana in Groenlandia nordoccidentale, a circa 20 km dal villaggio di pescatori di Nuugaatsiaq. Poco dopo, onde hanno inondato la maggior parte del villaggio seminando distruzione: 11 case sono scivolate in mare e quattro persone sono disperse. In totale sono state evacuate 200 persone da tre villaggi nella regione. La frana ha generato energia sismica visibile in tutto il mondo ed in particolare da tutte le stazioni della rete sismica GLISN, installata negli ultimi dieci anni grazie a collaborazioni internazionali ed importanti finanziamenti del Fondo Nazionale USA per la Ricerca Scientifica, del Servizio Geologico della Danimarca e Groenlandia, del Fondo Nazionale Svizzero (FNS) per la Ricerca Scientifica e altri otto partner internazionali.

I dati sismici hanno fornito importanti informazioni rapide riguardo la frana. Una stazione particolarmente importante è NUUG, nel villaggio di Nuugaatsiaq, una delle tre stazioni costruite dal Servizio Sismico Svizzero con il supporto del FNS. Queste stazioni hanno registrato sia il segnale sismico generato dalla frana che le onde che hanno inondato il villaggio per la sessa generatasi nel fiordo. Informazioni ulteriori riguardo il segnale sismico generato dalla frana si possono trovare qui.

Altre informazioni riguardo il monitoraggio sismico dei ghiacciai, il principale obiettivo di questa rete sismica in Groenlandia, sono disponibili qui.

16/06/2017

Un modello di rischio sismico per la Svizzera

Un modello di rischio sismico per la Svizzera

Quali danni potrebbero provocare i terremoti in Svizzera? Per il momento a questa importante domanda è possibile rispondere solo parzialmente. Anche se, grazie al modello nazionale di pericolosità sismica del Servizio Sismico Svizzero (SED) presso il PF di Zurigo, sappiamo dove e con quale frequenza sono probabili determinati terremoti e quali scosse provocano in un’area, rimane ancora ampiamente incomprensibile quali danni possono provocare i terremoti a edifici e infrastrutture. Il Consiglio federale ha ora incaricato il SED, in collaborazione con l’Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), di colmare questa lacuna ed elaborare entro il 2022 un modello di rischio sismico.

Sulla base della pericolosità sismica, tale modello considererà gli effetti esercitati dal sottosuolo locale così come la vulnerabilità e il valore di edifici e infrastrutture. In futuro, questo modello permetterà alle autorità cantonali e nazionali di compilare migliori rapporti sui rischi e, sulla base di questi ultimi, di ottimizzare le proprie attività di pianificazione. Oltre alla prevenzione, in caso di evento il modello consentirà di valutare rapidamente dove sono prevedibili quali danni. L’elaborazione del modello verrà finanziata con i contributi dell’UFAM, dell’UFPP e del Politecnico federale di Zurigo.

Il programma di misure per la gestione del rischio sismico per gli anni dal 2017 al 2020 prevede inoltre le seguenti misure nel settore dei terremoti, descritte dettagliatamente nel comunicato stampa della Confederazione:

  • istituzionalizzare la collaborazione a livello federale;
  • portare a termine il rinnovo delle reti nazionali di monitoraggio della sismicità;
  • migliorare le basi relative alla stima della pericolosità e ai requisiti di sicurezza sismica;
  • allestire un modello di rischio sismico per la Svizzera;
  • completare l’inventario sulla sicurezza sismica delle principali costruzioni di proprietà della Confederazione in Svizzera e all’estero;
  • garantire la qualità della protezione antisismica nei progetti avviati dagli organi della costruzione e degli immobili della Confederazione;
  • elaborare le basi e i criteri per la valutazione e il trattamento delle domande dei Cantoni in materia di aiuti finanziari straordinari della Confederazione in caso di evento sismico;
  • allestire, in collaborazione con le compagnie di assicurazione e i Cantoni, un piano per l’allestimento e l’esercizio di un’organizzazione di gestione dei sinistri.

Oltre che della creazione del modello di rischio sismico, il SED è responsabile anche del rinnovamento delle reti nazionali di registrazione dei terremoti.

14/06/2017

Inizio lavori di riapertura del foro di trivellazione geotermica di Basilea

Inizio lavori di riapertura del foro di trivellazione geotermica di Basilea

Il Dipartimento della sanità del Cantone di Basilea Città ha deciso in data 28 marzo 2017, d’accordo con la Industrielle Werke Basel (IWB), di riaprire verso la fine di giugno il foro di trivellazione che era stato realizzato nel 2006 a Basilea nel quadro del progetto di geotermia “Deep Heat Mining”. Su incarico del Cantone di Basilea Città e in collaborazione con l’IWB, il SED ha intensificato il monitoraggio sismico. Oltre a occuparsi di monitorare costantemente la sismicità, il SED svolge ogni giorno un’analisi ultra-dettagliata dei terremoti che si verificano nell’area intorno al foro di trivellazione e trasmette automaticamente i risultati al Cantone e all’IWB. Questi annunci di terremoto vengono posti alla base del sistema semaforico stabilito dall’IWB, che rappresenta un’importante misura per la riduzione del rischio sismico. Tutti i terremoti rilevati vengono immediatamente pubblicati sulla pagina “Elenco dei terremoti”.

Il motivo della riapertura è dovuto a un aumento dell’attività microsismica registrata nei mesi scorsi nelle immediate vicinanze del foro di trivellazione. Da una dettagliata analisi scientifica svolta dal SED (in tedesco) è emerso che con molta probabilità l’attività sismica potrà essere di nuovo ridotta sul lungo periodo con l’apertura del foro di trivellazione.

Ulteriori informazioni sulla procedura per la riapertura del pozzo sono disponibili nel comunicato stampa del Cantone di Basilea Città.

Ulteriori informazioni relative al progetto geotermico a Basilea sono disponibili qui.

06/06/2017

[Disponibile in DE/FR] Leicht verspürtes Erdbeben bei Schwarzsee (FR)

[Disponibile in DE/FR] Leicht verspürtes Erdbeben bei Schwarzsee (FR)

Am Dienstag, 6. Juni 2017 ereignete sich um 09:18 Uhr (Lokalzeit) in der Nähe von Schwarzsee (FR) ein leichtes Erdbeben mit einer Magnitude von 3.3. Die Einwohner der Gemeinden in einem Umkreis von rund 30 km haben das Beben verspürt. Auch in den Städten Bern und Fribourg wurde das Beben vereinzelt verspürt. Innerhalb der ersten Stunde nach dem Beben sind von mehr als fünfzig Personen entsprechende Meldungen auf unserer Webseite eingegangen. Schäden sind bei einem Beben dieser Stärke nicht zu erwarten.

Das Erdbeben steht wahrscheinlich im Zusammenhang mit der Fribourger Verwerfungszone, einer in Nord-Süd-Richtung verlaufenden Scherzone, die sich in den Erdbebenkarten als 20-30 km lange, lineare Struktur abzeichnet. Das aktuelle Erdbeben ist Teil dieser linearen Struktur. Im Jahr 1999 ereignete sich ein Erdbeben der Magnitude 4.3 (ML) auf dieser Verwerfungszone, dessen Herdtiefe in nur 2 km Tiefe und somit in den Sedimentgesteinen des Schweizer Molasse Beckens lag (Kastrup et al. 2007).

In der Schweiz ereignen sich jedes Jahr einige Beben mit einer Magnitude grösser als 3. Stärkere Beben mit einer Magnitude von ungefähr 5, die möglicherweise Schäden verursachen, sind nur alle 8 bis 15 Jahre zu erwarten.

02/06/2017

[Disponibile in DE/FR] Verspürtes Erdbeben bei Sion (VS)

[Disponibile in DE/FR] Verspürtes Erdbeben bei Sion (VS)

Am Freitag, 2. Juni 2017 ereignete sich um 21:05 Uhr (Lokalzeit) in der Nähe von Sion (VS) ein leichtes Erdbeben mit einer Magnitude von 3.3. Die Einwohner der Stadt Sitten und der umliegenden Gemeinden haben die Erschütterungen deutlich verspürt. Auch in angrenzenden Gebieten der Kantone Bern und Waadt ist das Beben bis in eine Distanz von rund 50 km vereinzelt verspürt worden. Von rund 400 Personen sind entsprechende Meldungen auf unserer Webseite eingegangen. Schäden sind bei einem Beben dieser Stärke nicht zu erwarten. Das letzte Beben mit dieser Stärke in der Region Sion ereignete sich vor gut einem Jahr. Allerdings gab es an der dort aktiven Verwerfung seither Dutzende von Beben unterhalb der menschlichen Wahrnehmungsgrenze. Im gesamten Wallis ereignen sich durchschnittlich etwas mehr als 200 Beben pro Jahr.

21/04/2017

Studio della sismicità indotta

Studio della sismicità indotta

Sfruttare con successo le risorse situate nelle profondità della Terra non è facile e funziona solo se si raggiunge una perfetta interazione tra vari fattori. Una problematica attualmente molto discussa riguarda i terremoti provocati dalle attività dell’uomo nel sottosuolo. Nel mese di marzo, più di 150 ricercatori internazionali si sono dati appuntamento all’hotel Schatzalp di Davos per scambiarsi esperienze e conoscenze nel settore della sismicità indotta. È già la seconda volta che il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo organizza il workshop della Schatzalp. In questa pagina si trovano tutti i poster e le relazioni presentati in occasione di questo workshop.

Le sfide che si presentano attualmente nel campo del monitoraggio e della gestione della sismicità indotta vengono tematizzate anche da uno studio sinottico pubblicato di recente. Da quest’ultimo si evince che in molte regioni il monitoraggio in tempo reale della sismicità indotta dalle attività nel sottosuolo non rientra ancora nelle procedure standard. Ciò complica l’intervento tempestivo e la scelta di misure preventive. Inoltre, l’assenza di regolamenti nazionali o di requisiti standard causa difficoltà soprattutto per quanto riguarda i progetti che si svolgono vicino alle frontiere

29/03/2017

Apertura del foro di trivellazione geotermica di Basilea

Il Dipartimento della sanità del Cantone di Basilea Città ha deciso in data 28 marzo 2017, d’accordo con la Industrielle Werke Basel (IWB), di riaprire nelle prossime settimane il foro di trivellazione che era stato realizzato nel 2006 a Basilea nel quadro del progetto di geotermia “Deep Heat Mining”. Il motivo è dovuto a un aumento dell’attività microsismica registrata nei mesi scorsi nelle immediate vicinanze del foro di trivellazione. Da una dettagliata analisi scientifica svolta dal Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo (in tedesco) è emerso che con molta probabilità l’attività sismica potrà essere di nuovo ridotta sul lungo periodo con l’apertura del foro di trivellazione.

Il progetto di geotermia di Basilea era stato lanciato nel 2006 con l’intento di creare a una profondità compresa tra 4’000 e 5’000 metri un sistema di fessure artificiali nella roccia e di sfruttarlo come sorgente geotermica per la produzione di energia. A tal fine era stata iniettata nel sottosuolo acqua fredda ad alta pressione. Nel quadro di questo progetto si erano verificate numerose microscosse, alcune delle quali percepite dalla popolazione, così come una scossa di magnitudo 3.4 (ML) che aveva causato lievi danni agli edifici. In seguito a ciò i lavori del progetto erano stati interrotti e nel 2009, dopo una dettagliata analisi dei rischi, definitivamente sospesi. Nel dicembre 2006, in seguito all’aumento dell’attività sismica, il foro era stato aperto e nell’aprile 2011 nuovamente chiuso.

Dall’inizio del progetto, l’attività sismica intorno al foro di trivellazione viene monitorata con l’aiuto di una rete sismica. Dai dati raccolti è emerso che nell’area sollecitata l’attività sismica è più o meno costantemente diminuita dal 2006, anno in cui è terminato il progetto. Circa un anno dopo la chiusura dell’aprile 2011 e in particolare dalla seconda metà del 2016, l’attività sismica intorno al foro di trivellazione è di nuovo nettamente aumentata. Nel quadro di questo aumento, i microterremoti hanno assunto le tipiche caratteristiche di sciame sismico, cioè alle fasi di maggiore attività della durata di alcune settimane si sono alternati periodi più tranquilli. Sino ad ora nessuna di queste scosse è stata avvertita dalla popolazione.

Oltre all’attività sismica, negli ultimi mesi è aumenta anche la propagazione spaziale delle scosse: il fatto che le scosse più recenti si siano verificate ai margini meridionali e settentrionali della superficie sinora interessata fanno infatti presupporre un’estensione del sistema di fessure creato a suo tempo. I rilievi effettuati dimostrano inoltre che, dalla chiusura del foro di trivellazione, la pressione idraulica nella sorgente (pressione interstiziale) è costantemente aumentata. Un’analisi dettagliata dei dati sismici così come la modellazione delle relazioni tra terremoto e aumento della pressione interstiziale hanno dimostrato che il lieve aumento della pressione della sorgente è già sufficiente per provocare un netto aumento della sismicità.

Dalle analisi del SED emerge inoltre che, se non verranno prese adeguate misure volte a ridurre la pressione, entro i successivi dodici mesi non è da escludersi che si verifichi un terremoto di magnitudo 2. La probabilità che si verifichi questo evento è compresa tra il 55 e l’85%. Per una scossa come quella del 2006 di magnitudo 3.4 la probabilità è attualmente del 5% circa. Sulla base dei suoi modelli numerici e del calo della sismicità osservato tra il 2007 e il 2011, il SED prevede che con la riapertura del foro di trivellazione sarà possibile ridurre il tasso medio di scosse dal 50 al 90% per i prossimi 1 - 2 anni.

Negli ultimi dieci anni, nel settore della geotermia di profondità il SED ha consigliato e supportato, su loro richiesta, i gestori dei progetti e in particolare le autorità cantonali (ad es. Cantoni Basilea Città, Giura, Vaud, Turgovia e città di San Gallo). I suoi interventi si sono concentrati sugli aspetti sismici dell’esame d’impatto ambientale (EIA), sul monitoraggio sismico e sull’analisi dei concetti di sicurezza operativi e sismici.

Per saperne di più

Rapporto esplicativo “Sismicità indotta nell’ambito del progetto di geotermia di Basilea” (in tedesco)

Comunicato stampa del Cantone di Basilea Città sull’apertura del foro di trivellazione (in tedesco)

Progetto di geotermia Basilea – Informazioni del SED sul progetto

Terremoto e geotermia – Breve spiegazione delle principali relazioni

20/03/2017

Due terremoti avvertiti presso Vallorcine (F)

Due terremoti avvertiti presso Vallorcine (F)

Lunedi 20 marzo 2017 si sono verificati due terremoti a Vallorcine (F), vicino al confine con la Svizzera, largamente percepiti nella zona epicentrale e nel Basso Vallese tra Martigny e Monthey. Il primo terremoto, di magnitudo 3.3, è avvenuto all’1:31. Il secondo evento, di magnitudo 3.0, è avvenuto la sera alle 22:09. Gli epicentri dei due terremoti si trovano a qualche centinaio di metri di distanza. Per terremoti di questa magnitudo non si prevedono danni. A seguito del terremoto di magnitudo 4.9 avvenuto l'8 settembre 2005, si è registrata finora nella regione di Vallorcine una dozzina di eventi sismici percepiti dalla popolazione.

06/03/2017

Breve descrizione del terremoto di Urnerboden (6 marzo, magnitudo 4.6)

Breve descrizione del terremoto di Urnerboden (6 marzo, magnitudo 4.6)

L’epicentro del terremoto di magnitudo locale (Richter) ML 4.6 del 6 marzo 2017 alle 21:12 ora locale si trova a circa 3 km a nord-est di Urnerboden nella regione di confine tra i cantoni Uri, Svitto e Glarona. La profondità focale preliminare è di circa 5 km. L’evento principale di magnitudo Ml 4.6 è stato preceduto da diversi precursori di magnitudo variabile tra 0.2 e 2.2 (ML). Nelle dodici ore successive alla scossa principale il SED ha registrato circa 25 repliche di magnitudo compresa tra 0.5 e 2.9 (ML). Nei prossimi giorni ci si aspettano ulteriori repliche, alcune delle quali percepibili. Repliche di magnitudo uguale o superiore a quella dell’evento principale sono poco probabili ma non posso essere escluse del tutto.

Lo scuotimento generato dal terremoto è stata avvertito dalla maggior parte della popolazione nella Svizzera centrale. Il Servizio Sismico Svizzero ha ricevuto inoltre più di 5000 questionari di risentimento provenienti da un’area di circa 200 km di diametro comprendente i cantoni Ticino, Berna, Argovia, Basilea e Grigioni fino a Coira. L’elevato interesse del pubblico si è anche evidenziato attraverso le più di 500.000 richieste al minuto sul sito web del SED. Questo traffico elevato ha causato la parziale inaccessibilità del sito nei primi 40 minuti dal verificarsi dell’evento ed accessi ritardati anche successivamente.

L’epicentro si trova sulle Falde Elvetiche. La profondità focale preliminare di 5 km indica una sorgente sismica al contatto tra la copertura sedimentaria ed il basamento cristallino. Le prime stime del tensore momento per l’evento principale suggeriscono una magnitudo momento MW 4.1 ed un meccanismo di faglia trascorrente, con direzione del piano di faglia NNO-SSE oppure OSO-ENE, paragonabile ad altri eventi in questa regione. Questo meccanismo di faglia indica sforzi di compressione nella crosta terrestre orientati in direzione NO-SE in questa zona del Dominio Elvetico. Il terremoto di ieri sera si è verificato vicino al terremoto (4.0 ML) di Urnerboden avvenuto il 5 maggio 2003 con simile profondità e meccanismo focale. È probabile che i due eventi siano stati generati dallo stesso sistema di faglie.

In generale, gli sforzi tettonici nelle Alpi risultano dalla collisione tra le placche litosferiche europea ed africana. Tuttavia, a causa della complessa struttura e storia della zona di collisione alpina, si osservano cambiamenti significativi del regime tettonico lungo la catena alpina.

Il valore più alto dell’accelerazione di picco del moto del suolo, pari a circa 85 cm/s2, è stato registrato presso la stazione di Linthal (Glarona). Eventi di questa severità avvengono in media ogni cinque anni in Svizzera. L’ultimo terremoto di magnitudo paragonabile avvenne a Vallorcine (Francia, 4.9 ML), in prossimità del confine svizzero a Martigny (Vallese), l’8 settembre 2005. Il terremoto fu largamente percepito nel Vallese.

Mercoledì 7 marzo il SED ha installato due stazioni di misura aggiuntive a Urnerboden e Bisisthal. Le registrazioni di queste stazioni permetteranno di caratterizzare nel dettaglio la sequenza di repliche ed il sistema di faglie attivato.

Terremoto in TV

RSI news

Webraten_DE

06/03/2017

Terremoto largamente avvertito nella Svizzera centrale

Terremoto largamente avvertito nella Svizzera centrale

Lunedi 6 marzo alle 21:12 un terremoto relativamente forte ha colpito la Svizzera centrale. L’evento è stato localizzato vicino al monte Ortstock, circa 6 km a ovest di Linthal (Cantone Glarona), ad una profondità di 5 km. La magnitudo (scala Richter) del terremoto è 4.6. Il terremoto è stato principalmente avvertito in Svizzera centrale, ma il Servizio Sismico Svizzero  ha ricevuto segnalazioni anche dai cantoni di Berna, Argovia, Zurigo e Grigioni. L’alto interesse del pubblico ha reso difficile l’accesso alle pagine web del SED nei minuti successive al terremoto.

Con un terremoto di questa severità sono possibili lievi danni non strutturali agli edifici nella zona epicentrale, ma il SED non ha ricevuto nessuna segnalazione finora. Nelle due ore successive all’evento è stata registrata circa una dozzina di repliche, una delle quali abbastanza forte da essere percepita. Ci saranno altre repliche nei prossimi giorni, alcune delle quali forse percepibili. Ulteriori terremoti di magnitudo paragonabile o superiore sono poco probabili ma non si possono escludere del tutto.

Terremoti di questa severità avvengono statisticamente ogni pochi anni in Svizzera. L’ultimo terremoto di magnitudo simile avvenne a Vallorcine (F) l’8 Settembre 2005 e fu rissentito particolarmente nel cantone VS.

03/02/2017

Un bilancio sui terremoti del 2016 in Svizzera

Con 31 eventi di magnitudo 2.5 o superiore, nel 2016 si è verificato un numero superiore alla media di terremoti avvertiti in Svizzera e nelle regioni limitrofe. Una cifra rispecchiata anche dal numero totale di scosse registrate dal Servizio Sismico Svizzero con sede all’ETH di Zurigo: circa 880 eventi, cioè leggermente al di sopra della media degli anni scorsi.

Numerosi terremoti hanno scosso la Svizzera soprattutto nel mese di ottobre. Tra questi anche la scossa più forte del 2016, registrata il 24 ottobre a Leukerbad, nel Vallese. Con una magnitudo di 4.1, l’evento è stato avvertito in ampie zone della Svizzera. Una scossa di questa intensità si verifica di norma una volta ogni uno-tre anni. L’ultimo evento equiparabile si era verificato nel 2013 a Sargans. Ulteriori terremoti che si sono verificati nello stesso mese e in parte sono stati avvertiti nettamente dalla popolazione sono stati quello di Juf nel Cantone dei Grigioni del 7 ottobre (magnitudo 3.9) e quello nella zona di confine con la Francia, a ovest di Vallorcine, del 1° ottobre (magnitudo 3.4).

Percepita da numerose persone è stata anche la scossa del 22 dicembre a sud ovest di Saint-Gingolph sulla riva del Lago Lemano (magnitudo 3.4) così come quella più debole (magnitudo 2.2) del 20 agosto appena sotto al centro cittadino di Soletta. Poche persone hanno invece percepito alcuni eventi della grave sequenza sismica in Italia centrale, che sino ad oggi è costata la vita a oltre 300 persone. Terremoti di intensità simile si verificano in Svizzera mediamente ogni 50-150 anni.

I terremoti con magnitudo di 2.5 o superiore sono stati 31: una cifra nettamente superiore alla media pluriennale degli ultimi 41 anni. In media, ogni anno si verificano in Svizzera 23 di questi terremoti eventualmente percettibili. Complessivamente, nel 2016 sono stati registrati in Svizzera e nelle regioni limitrofe circa 880 eventi. Gli scostamenti rispetto alla media pluriennale della frequenza dei terremoti sono normali e non permettono di fare previsioni sulla futura attività sismica in Svizzera. Come già negli altri anni, anche nel 2016 l’attività sismica si è concentrata soprattutto nel Vallese, nel Cantone dei Grigioni e nella zona lungo il versante nordalpino.

Così come negli anni passati, anche nel 2016 sono stati registrati numerosi sciami sismici. Una delle sequenze più attive si è verificata a nord est di Sion con tre scosse nettamente avvertite a maggio, giugno e novembre. Complessivamente sono stati registrati più di 80 eventi. La scossa più forte del 24 giugno ha raggiunto una magnitudo di 3.2. Nella stessa regione si era già verificato uno sciame sismico nel 2015. Entrambi gli sciami sembrano avere una relazione con una faglia sul versante settentrionale della valle del Rodano. Inoltre il Servizio Sismico ha registrato lungo il confine svizzero-tedesco a nord est di Thayngen una sequenza di oltre 50 scosse in parte leggermente avvertite dalla popolazione. Normalmente gli sciami sismici sono caratterizzati dall’assenza di un terremoto principale. La scossa più intensa si verifica spesso solo a metà o alla fine dello sciame. Gli sciami sismici possono durare per un periodo da pochi secondi sino a diversi mesi o addirittura anni.

Download comunicato stampa

Download mappa "Terremoti in Svizzera 2016"

22/01/2017

Nessun terremoto a Samnaun: come nascono i falsi allarmi

Nessun terremoto a Samnaun: come nascono i falsi allarmi

Domenica 22 gennaio 2017, basandosi su un’analisi automatica dei dati, il Servizio Sismico Svizzero ha erroneamente segnalato un sisma di magnitudo 3.3, che si sarebbe verificato la stessa mattina alle ore 5:48 a Samnaun (GR). Durante i controlli di routine effettuati subito dopo l’evento da una sismologa, si è scoperto che l’algoritmo avente il compito di riconoscere e localizzare automaticamente le scosse non ha funzionato a dovere. Le onde sismiche di un terremoto di grande entità e profondità verificatosi in Papua Nuova Guinea sono state erroneamente associate a un evento sismico in Svizzera. La segnalazione di terremoto è stata tempestivamente corretta, informando i media e le autorità del falso allarme. Simili errori legati ai sistemi automatici si verificano ogni due o tre anni in tutte le reti sismiche, per cui è difficile evitare del tutto un falso allarme. Per tale motivo spieghiamo quanto segue.

I terremoti si verificano senza preavviso e le onde sismiche si propagano a una velocità di alcuni chilometri al secondo. Un sisma locale di grande entità, pertanto, viene percepito nel giro di 30 o 40 secondi in tutta la Svizzera creando notevole disorientamento e quesiti del tipo: «Dov’è stato?», «Qual è stata l’intensità?» o ancora «Dove si sono verificate le scosse?». Per rispondere a tali domande nel giro di pochi secondi, i nostri computer scannerizzano continuamente i dati degli oltre 150 sismografi distribuiti su tutto il territorio svizzero per registrare i movimenti del terreno. Spesso può succedere che, al «tremare» di una delle stazioni, ad esempio al passaggio di un camion, l’algoritmo indichi contemporaneamente (ovvero nel giro di pochissimi secondi) in più stazioni un aumento notevole del rapporto segnale-rumore. È quello il momento in cui il computer ipotizza un terremoto e ne fissa l’epicentro, mediante l’individuazione del punto cruciale, e la magnitudo, tramite la misurazione dell’entità del segnale. Tale rilevazione funziona al 99,9 per cento dei casi senza problemi, permettendo una segnalazione via e-mail, Twitter e Internet nel giro di un minuto.

Talvolta, però, può accadere che qualcosa vada storto. Nel caso di oggi è stato un sisma verificatosi in Papua Nuova Guinea a mandare in tilt i nostri computer: alle ore 5:30 del mattino si è verificata una rottura a oltre 130 chilometri di profondità, lungo una frattura di un’estensione pari a circa 100–150 chilometri, la quale ha causato un sisma di notevole entità con magnitudo pari a 7.9. Considerando il fatto che il sisma si è verificato a una grande profondità, c’è da sperare che non vi siano stati danni a persone. Le onde sismiche si sono propagate su tutta la superficie terrestre e, dopo circa 18 minuti dall’evento, hanno raggiunto anche la Svizzera (si veda il breve filmato, disponibile solo in tedesco). Le prime onde hanno colpito la Svizzera quasi verticalmente, propagandosi dal sottosuolo, pertanto sono state rilevate quasi contemporaneamente da tutte le stazioni. I nostri computer hanno giustamente riconosciuto un terremoto, indicando però che questo si è verificato a 60 chilometri di profondità, all’altezza dell’Engadina. La qualità della localizzazione è stata valutata dal software come non particolarmente buona ma pur sempre al di sopra dei nostri valori soglia, permettendo così una pubblicazione della segnalazione di terremoto. La magnitudo segnalata è stata fortunatamente molto più bassa, in quanto, lungo il tragitto dalla lontana Papua Nuova Guinea fino in Svizzera, l’energia delle onde si è notevolmente affievolita. Allo stesso modo, al mondo intero vengono segnalati gli eventi sismici avvenuti in Svizzera, tuttavia precisando sempre che si tratta di una localizzazione automatica non controllata da sismologi.

Noi siamo sì in grado di diminuire ulteriormente il rischio di un simile falso allarme, non senza però produrre effetti collaterali. Criteri qualitativi automatici ancora più rigorosi sarebbero, ad esempio, di grande aiuto ma farebbero aumentare il rischio di lasciarsi sfuggire un terremoto e di non segnalarlo (per noi cosa altrettanto grave quanto un falso allarme). Potremmo poi far controllare qualunque terremoto da un sismologo, prassi che tuttavia durerebbe almeno 20–30 minuti, un lasso di tempo troppo lungo nell’era dei media digitali. Per tale motivo, ogni volta che si verifica un errore simile, a noi sismologi non resta che scusarci (e rinnoviamo qui ancora una volta le nostre scuse), ottimizzare di continuo gli algoritmi utilizzati per le nostre segnalazioni automatiche e, infine, ribadire un pensiero pur sempre rassicurante: i computer non sono (ancora?) meglio dell’uomo!