MENU
Il contenuto della pagina inizia qui

Archivio attualità 2021

22/12/2021

Le vibrazioni dei monti

Le vibrazioni dei monti

Anche le grandi montagne vibrano come ponti e grattacieli. Un team internazionale di ricercatori ha misurato ora queste vibrazioni di risonanza presso il Cervino, rappresentandole poi graficamente tramite simulazioni informatiche.

Il Cervino ha l’aspetto di una montagna massiccia e immutabile, che da migliaia di anni svetta sul paesaggio attorno a Zermatt. Uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica «Earth and Planetary Science Letters» (https://doi.org/10.1016/j.epsl.2021.117295) rivela tuttavia che questa impressione è ingannevole. Un team internazionale di ricercatori ha dimostrato infatti che il Cervino è in leggero ma costante movimento. In circa due secondi la vetta compie un’oscillazione di pochi nanometri o al massimo micrometri sulla spinta delle onde sismiche del terreno. Queste ultime sono prodotte da sorgenti naturali come maree, frangenti, vento e terremoti oppure da attività umane.

“Fondamentalmente, i movimenti del sottosuolo fanno vibrare ogni oggetto; é un fenomeno che fortunatamente non percepiamo ma che possiamo rilevare solo con strumenti di misurazione sensibili” sottolinea Donat Fäh del Servizio Sismologico Svizzero del Politecnico di Zurigo. Le cosiddette frequenze naturali dipendono in primo luogo dalla geometria dell’oggetto e dalle caratteristiche dei materiali che lo compongono. Questo fenomeno si osserva anche su ponti, grattacieli e addirittura monti. «Volevamo sapere se queste vibrazioni possono essere rilevate anche su una montagna grande come il Cervino», afferma Samuel Weber, che ha svolto lo studio durante un post-dottorato all’Università tecnica di Monaco (TUM) e attualmente lavora presso il WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF. A suo dire, particolarmente importante per il successo di questo progetto è stata la collaborazione interdisciplinare con i ricercatori del Servizio Sismico Svizzero con sede all’ETH di Zurigo, del laboratorio di ingegneria informatica e reti di comunicazione (TIK) dell’ETH di Zurigo, così come del gruppo di ricerca sui georischi dell’Università dello Utah (USA).

Strumenti di misurazione d’alta quota

Per lo studio gli scienziati hanno installato diversi sismometri sul Cervino: uno di questi è stato posto direttamente sulla cima a 4470 metri sul livello del mare e un altro al bivacco Solvay, un alloggio di emergenza sulla cresta nordorientale, meglio nota come Hörnligrat. Un’ulteriore stazione di rilevamento al piede del monte è servita come riferimento. La grande esperienza di Jan Beutel (ETH Zurigo / Università di Innsbruck) e Samuel Weber con i dispositivi per la misurazione dei movimenti di roccia in alta montagna è stata utile al team al momento di allestire la rete di rilevamento. Oggi i dati vengono trasmessi automaticamente al Servizio Sismico Svizzero e utilizzati per analisi specifiche.

I sismometri hanno registrato ad alta risoluzione tutti i movimenti del monte. Accelerandole di 80 volte, le vibrazioni registrate sono state rese udibili per l’orecchio umano. Sulla base dei dati di misurazione, il team ha determinato frequenza e direzione delle vibrazioni di risonanza. I rilevamenti dimostrano che il Cervino oscilla con una frequenza di 0,42 Hz all’incirca in direzione nord-sud e con una seconda frequenza simile sull’asse est-ovest.  

Vibrazioni più forti in vetta

Rispetto alla stazione di riferimento ai piedi della montagna, nei dintorni della frequenza naturale i movimenti rilevati sulla vetta  erano fino a 14 volte più ampi, pur limitandosi anche lì – a fronte della stimolazione dovuta al rumore sismico – a un range di pochi nanometri o tutt’al più micrometri. L’amplificazione dei movimenti del terreno con l’aumentare dell’altitudine si spiega con il fatto che la vetta può oscillare liberamente, mentre il piede della montagna è fisso. La situazione è simile a quella di un albero, dove la chioma si muove maggiormente rispetto al fusto. Tale amplificazione dei movimenti del terreno sul Cervino ha potuto essere rilevata anche durante terremoti. L’analisi del rumore sismico e delle stimolazioni dovute ai terremoti viene impiegata per esempio per valutare le instabilità di rocce e pendii rispetto al loro comportamento in caso di sisma. Jeff Moore dell’Università dello Utah, che ha dato il via allo studio sul Cervino, dichiara: «La nostra ipotesi è che le aree in cui le vibrazioni del suolo vengono amplificate possano essere più soggette a scivolamenti e crolli di rocce qualora il monte venga interessato da un terremoto».

Queste vibrazioni non sono una peculiarità del Cervino. È noto che molti monti oscillano in maniera simile. I ricercatori del Servizio Sismico Svizzero hanno svolto a tal proposito misurazioni comparative sul Grosser Mythen. Questa vetta della Svizzera centrale presenta una forma simile a quella del Cervino, ma è notevolmente più bassa. Come ci si aspettava, il Grosser Mythen oscilla con una frequenza circa quattro volte superiore al Cervino: gli oggetti più piccoli vibrano infatti in linea di massima a frequenze maggiori. I ricercatori dell’Università dello Utah hanno elaborato simulazioni informatiche delle vibrazioni di risonanza del Cervino rendendole in questo modo visibili. Finora, gli scienziati statunitensi avevano esaminato soprattutto oggetti di dimensioni inferiori, come gli archi naturali del parco nazionale degli Arches. «È stato emozionante vedere che le nostre simulazioni funzionano anche per una montagna alta come il Cervino e che i risultati delle misurazioni le confermano», afferma Moore.

Samuel Weber, Jan Beutel, Mauro Häusler, Donat Fäh & Jeffrey R. Moore (2021). Spectral amplification of ground motion linked to resonance of large-scale mountain landforms. Earth and Planetary Science Letters, available online 22 December 2021, 11729.
https://doi.org/10.1016/j.epsl.2021.117295

22/12/2021

Buon Natale e felice anno nuovo!

Buon Natale e felice anno nuovo!

Fare un bilancio dell’anno che volge al termine è una questione molto personale. Nel farvi i migliori auguri per il nuovo anno, la nostra mascotte Sismaurizio desidera condividere con voi la sua personale retrospettiva sugli ultimi dodici mesi.

«Nel 2021 sono sempre stato dove c’era qualcosa di interessante in ballo: sopra o sotto la superficie terrestre, vicino o lontano, da solo o con altri (anche se questi incontri ancora una volta si sono svolti soprattutto in stanze virtuali). Nonostante questo mi abbia offerto nuove possibilità – permettendomi un confronto con colleghe e colleghi di tutto il mondo – ho apprezzato molto le mie escursioni nel mondo reale, che nel 2021 mi hanno condotto più volte nelle profondità del sottosuolo, dove ho potuto seguire da vicino gli esperimenti al Bedretto-Lab e presso il laboratorio sotterraneo del Mont Terri. In Islanda ho collaborato a due progetti per la realizzazione di una campagna di rilevamenti sismici e sono stato più volte su Marte per vedere all’opera il sismometro installato sul pianeta rosso. Sempre molto piacevoli sono stati poi gli incontri con il pubblico in occasione di Scientifica e Nuovo futuro che quest’anno hanno potuto nuovamente svolgersi. Per il prossimo anno attendo con grande interesse in particolare il modello svizzero del rischio sismico che il SED sta sviluppando in collaborazione con l’Ufficio federale per l’ambiente e l’Ufficio federale della protezione della popolazione. Spero poi che non ci siano scosse troppo forti, anche se mi sto allenando scrupolosamente a mettermi al riparo».


Cari saluti e... buon Natale!

Sismaurizio, Servizio Sismico Svizzero con sede all’ETH di Zurigo

18/12/2021

Terremoto tra Bergamo e Milano

Terremoto tra Bergamo e Milano

Sabato 18 dicembre 2021, un sisma si è verificato tra Bergamo e Milano (Italia) alle 11:34 (ora locale) con una magnitudo di 4.4 e una profondità di circa 26 km.

Il terremoto è stato ampiamente avvertito anche in Svizzera, in particolare in Ticino. Nell’ora successiva al sisma, il SED ha ricevuto più di 800 segnalazioni, fino a 200 km di distanza. Danni a livello locale e scosse di assestamento sono possibili. La profondità relativamente grande del terremoto spiega l’ampia regione in cui è stato avvertito.

La Pianura Padana è un’area sismica attiva che occasionalmente è soggetta a forti scosse. L’ultimo grande terremoto che ha causato danni nelle vicinanze del terremoto odierno si è verificato nell’anno 1802 con una magnitudo di 5.7.

11/12/2021

[Disponibile in FR/DE] Erdbeben südlich von Liestal (BL)

[Disponibile in FR/DE] Erdbeben südlich von Liestal (BL)

Am Samstag, 11. Dezember 2021, ereignete sich um 00:08 Uhr (Ortzeit) ein Erdbeben mit einer Magnitude von etwa 3.2 bei Arboldswil (BL), rund 8 km südlich von Liestal. Der Erdbebenherd lag in rund 25 km Tiefe. Schäden sind bei einem Erdbeben dieser Stärke in der Regel nicht zu erwarten.

Das Beben wurde im Grossraum Basel sowie am Jura Südfuss weitgehend verspürt; beim Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich sind innerhalb einer Stunde nach dem Ereignis mehr als 300 Meldungen eingetroffen. Die relativ grosse Tiefe des Bebens erklärt die ausgedehnte Region, in der dieses Beben verspürt wurde.

Innerhalb der Schweiz weist die Region Basel nach dem Wallis eine der höchsten Erdbebengefährdungen auf. Im Jahre 1356 ereignete sich das in der Schweiz grösste historisch dokumentierte Erdbeben mit einer Magnitude 6.6 bei Basel.

23/11/2021

Alla scoperta di tre miliardi di anni di storia di Marte grazie alle vibrazioni ambientali

Alla scoperta di tre miliardi di anni di storia di Marte grazie alle vibrazioni ambientali

Esistono due possibilità per indagare cosa si cela in profondità sotto ai nostri piedi: è possibile trivellare un pozzo oppure elaborare una rappresentazione del sottosuolo sulla base delle onde sismiche. Negli scorsi decenni, le sismologhe e i sismologi hanno sviluppato (e perfezionato) tecniche e procedure di analisi volte a riprodurre sulla base del rumore sismico ambientale le strutture degli strati del sottosuolo prossimi alla superficie fino a diverse centinaia di metri di profondità. Grazie alle tecnologie collaudate sulla Terra, per la prima volta ciò è stato possibile anche su un altro pianeta. Come ha illustrato uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications, sono così venuti alla luce tre miliardi di anni di storia di Marte.

Da quando la missione InSight della NASA è atterrata sul pianeta rosso nel novembre del 2018 mettendo in funzione un sismometro, il Servizio sismico su Marte – che è guidato dall’ETH di Zurigo e al quale partecipa anche il Servizio Sismico Svizzero (SED) – ha analizzato regolarmente i dati pervenuti. Su tale base, i ricercatori non hanno solo localizzato numerosi sismi su Marte, ma hanno impiegato i dati anche per formulare affermazioni sulla struttura interna del pianeta. Con questa procedura hanno caratterizzato crosta, mantello e nucleo, ma non hanno potuto far luce sulle strutture prossime alla superficie. Questo ambito è tuttavia di particolare interesse per comprendere la storia geologica di Marte.

Lo studio più recente non sfrutta quindi i segnali dei sismi sul pianeta rosso per indagarne il sottosuolo, ma si basa sul rumore sismico ambientale comunque rilevato anche nei periodi senza scosse. Sul nostro pianeta quest’ultimo è caratterizzato dalle onde degli oceani, dal vento e dalle attività antropiche. Negli ultimi decenni, il SED ha sviluppato metodi per l’analisi delle vibrazioni ambientali che applica per esaminare la struttura geologica locale e stabilire se il sottosuolo di una determinata zona tende a smorzare o ad amplificare le onde sismiche. Questo è importante non solo per quantificare la pericolosità sismica di un luogo, ma anche per analizzare le zone franose instabili sui monti o presso laghi.

Su Marte l’origine del rumore sismico è il vento, che genera onde sismiche attraverso l’interazione con la superficie del pianeta. La valutazione di tali vibrazioni ambientali consente ora per la prima volta di ottenere informazioni sul sottosuolo marziano e la sua storia in una fascia che va da poche dozzine fino a un paio di centinaia di metri di profondità. Diversamente dalla Terra, su Marte non c’è mai stata una tettonica delle placche attiva: la sua forma è plasmata da fasi di vulcanismo attivo che ricoprono ampie regioni con plateau basaltici. Le nuove analisi lo chiariscono ulteriormente, evidenziando un primo strato di sabbia (regolith) spesso circa tre metri e uno strato di roccia sciolta spesso circa 20 frastagliato da migliaia di impatti meteoritici. Seguono due strati di flussi lavici che hanno ricoperto il pianeta rispettivamente 1,7 e 3,6 miliardi di anni fa. A una profondità compresa tra i 30 e i 75 m circa, sono interrotti da uno strato sedimentario. Questa struttura, che ricorda una torta a più strati, fornisce un quadro sismico molto specifico. Ciò ha consentito ai ricercatori di ricostruire per la prima volta i principali eventi geologici degli ultimi 3 miliardi di anni della storia di Marte.

Quando un giorno l’uomo atterrerà sul suolo del pianeta rosso, dovrà sapere cosa ci sarà sotto ai suoi piedi. Di particolare interesse è la questione dell’eventuale presenza di acqua in tali strati prossimi alla superficie. I risultati delle ultime ricerche indicano che le tecniche e le procedure messe a punto sulla Terra potranno contribuire a rispondere a questa domanda.

Hobiger, M., Hallo, M., Schmelzbach, C. et al. The shallow structure of Mars at the InSight landing site from inversion of ambient vibrations. Nat Commun 12, 6756 (2021).
https://doi.org/10.1038/s41467-021-26957-7

04/11/2021

Ricerca nei laboratori sotterranei svizzeri

I laboratori sotterranei, siti nelle profondità del sottosuolo a diverse centinaia di metri sotto alla superficie terrestre, sono importanti infrastrutture di ricerca per chi studia le scienze della Terra. Essi consentono infatti di osservare da vicino i processi fisici e geologici in condizioni controllate e riproducibili con un elevato grado di dettaglio. Anche il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo sfrutta i vantaggi offerti dai laboratori sotterranei per molte delle proprie attività scientifiche. In occasione del 25º anniversario del laboratorio sotterraneo del Mont Terri (JU) ci sembra ora doveroso richiamare l’attenzione su questi lavori di ricerca.

Il SED e altri gruppi di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’ETH di Zurigo sono da molti anni partner del laboratorio sotterraneo del Mont Terri, che nel tempo si è evoluto da piccolo ente di ricerca in un cunicolo laterale della galleria autostradale tra St. Ursanne e Courgenay fino a diventare un’istituzione riconosciuta a livello internazionale. Dopo che agli inizi l’attenzione del laboratorio del Mont Terri era stata rivolta principalmente alla conservazione dei rifiuti radioattivi, negli ultimi anni il focus si è spostato sempre più verso i lavori di ricerca sullo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo. Anche il SED si impegna da alcuni anni in questo ambito partecipando al progetto di ricerca «Elegancy», finanziato dall’Ufficio federale dell’energia (UFE) e dall’Unione europea. Il suo obiettivo è indagare se il CO2 emesso dalla produzione industriale (per es. da impianti di incenerimento dei rifiuti) o presente in atmosfera possa essere stoccato in maniera sicura e duratura nelle profondità del sottosuolo, in Svizzera o in qualche altro luogo del mondo. Progetti di questo tipo nel cosiddetto settore «Carbon Capture and Storage» (CCS) sono già in corso in tutto il mondo. In questo ambito, una delle sfide consiste nel garantire che il CO2 non migri lentamente verso la superficie terrestre a causa di zone di interferenza (zone di frattura) nello strato di copertura, ritornando quindi nuovamente nell’atmosfera. Per escludere tale eventualità è necessario comprendere meglio i processi fisici e chimici che influiscono sulla possibilità e sui modi di deflusso del CO2 attraverso le zone di interferenza. Inoltre, bisogna studiare se il CO2 pressato abbia il potenziale per generare microscosse. 

A tal fine, in collaborazione con altre istituzioni partner i ricercatori del SED hanno iniettato una soluzione salina arricchita di CO2 per diversi mesi con pressione variabile in una zona di interferenza nell’argilla opalina, monitorando tramite sensori di misurazione geofisici e geochimici i precisi processi in atto all’interno della roccia. In linea di principio, l’argilla opalina costituisce uno strato di copertura ideale per un deposito di CO2 perché presenta una permeabilità all’acqua estremamente ridotta. Finora non era tuttavia ancora chiaro se il CO2 potesse migrare attraverso le zone di interferenza nell’argilla. I primi risultati degli studi sul Mont Terri dimostrano che il CO2 iniettato in prossimità della zona di faglia naturale tende come previsto a risalire. Tuttavia, non si espande solo lungo la zona di interferenza (ossia lungo quello che sarebbe il percorso più semplice), ma si distribuisce nell’ambiente secondo un modello complesso, mescolandosi con il CO2 già presente nella zona. Il CO2 migra pertanto solo molto lentamente in direzione della superficie terrestre. Inoltre, l’argilla si gonfia non appena entra in contatto con la soluzione salina arricchita di CO2. Ciò fa in modo che le crepe si richiudano e che non si formino percorsi per la risalita del CO2. Per questo motivo si può supporre che l’argilla opalina sia una roccia di copertura molto efficiente e che per migliaia di anni non ci sarebbe alcuna fuoriuscita di CO2 dal giacimento. A medio termine, il CO2 viene legato nella roccia e mineralizzato, risultando quindi fissato in modo permanente. I risultati sono attualmente in fase di elaborazione in vista delle previste pubblicazioni scientifiche. I lavori di ricerca nel laboratorio sotterraneo del Mont Terri forniscono pertanto un contributo al raggiungimento degli obiettivi delle Nazioni Unite per la lotta ai cambiamenti climatici, nel quadro dei quali hanno un ruolo importante le cosiddette «emissioni negative» tramite misure di cattura e sequestro del carbonio. 

Sempre in una galleria nelle profondità del sottosuolo, l’ETH di Zurigo gestisce un laboratorio sotterraneo con un focus leggermente diverso. Il BedrettoLab è un’infrastruttura di ricerca sita a circa 1,5 km di profondità sotto alla superficie terrestre, al centro di una galleria lunga 5,2 km che collega il Ticino con la galleria ferroviaria della Furka. Presso il BedrettoLab, diversi team di scienziati si occupano di ricerca sperimentale. Lo scopo dei loro test è in particolare lo sviluppo di nuovi metodi per creare nelle profondità del sottosuolo un efficiente scambiatore di calore senza causare sismi di sensibile entità o addirittura in grado di produrre danni. I ricercatori intendono inoltre generare intenzionalmente scosse impercettibili per l’uomo con magnitudo compresa tra 0 e 1 al fine di osservare da pochi metri di distanza un processo di rottura esteso su una lunghezza compresa tra i 10 e i 30 m. Attraverso questi esperimenti si ottengono nuove scoperte scientifiche utili per la geotermia e la fisica dei terremoti, nonché nuove tecnologie e nuovi sensori che potranno essere impiegati in questo ambito. Il SED è un partner di ricerca centrale per il BedrettoLab ed è responsabile per il monitoraggio sismico di tutte le attività. 

Le prime importanti informazioni sulla relazione tra geotermia e sismicità indotta erano state raccolte dal SED già prima dell’inaugurazione del BedrettoLab presso un altro laboratorio sotterraneo svizzero nel Grimsel. Su una scala leggermente inferiore rispetto a quanto avviene ora nella val Bedretto, i ricercatori hanno studiato la fisica dei terremoti indotti, ossia di quelle scosse che possono per esempio verificarsi nel quadro della stimolazione richiesta dai progetti di geotermia di profondità. Gli studi condotti presso i laboratori sotterranei vengono integrati tramite esperimenti su scala ridotta con campioni di roccia svolti presso il «Rock Physics and Mechanics Laboratory» dell’ETH di Zurigo. In questo laboratorio i ricercatori possono controllare l’ambiente ancora meglio di quanto avvenga direttamente nella roccia. Per il progresso della ricerca, i laboratori – tanto quelli nelle profondità del sottosuolo quanto quelli presso gli edifici dell’ETH – sono imprescindibili per la scienza al fine di comprendere i complessi processi che si verificano all’interno della Terra.

02/11/2021

[Disponibile in FR/DE] Deux tremblements de terre notables, en Valais et dans le Jura français

Dans la soirée du 1er novembre 2021, le Service Sismologique Suisse à l’ETH de Zurich a enregistré deux séismes de magnitudes 2.8 et 3.1.

Le premier séisme, d'une magnitude de 2.8, s'est produit à 21h13 (heure locale) 10 km au nord de Sion (VS), à une profondeur d’environ 5 km. Il a été clairement ressenti dans certaines parties du Valais et du canton de Fribourg. Plus de 100 témoignages de ressenti nous sont parvenus de la vallée du Rhône. Le deuxième séisme, de magnitude 3.1, s'est produit à 23h15 (heure locale) à 15 km au nord-ouest du Le Locle, dans le Jura français, à une profondeur d’environ 14 km. Ce séisme n’a été que faiblement ressenti. Les deux événements se sont produits dans deux régions sismotectoniques très différentes ; malgré leur proximité temporelle, on peut exclure qu’il existe un lien entre ces deux séismes.

Il ne faut pas s’attendre à des dommages pour des tremblements de terre de cette magnitude. Si vous avez ressenti l'un des tremblements de terre, vous pouvez rapporter vos observations sur www.seismo.ethz.ch/earthquakes/did-you-feel-an-earthquake.

Des séismes ressentis sont relativement rares dans le Jura. En Valais par contre et en moyenne, environ cinq séismes sont perçus chaque année par la population. Des tremblements de terre destructeurs peuvent survenir à tout moment dans les deux régions. Cependant, ils sont rares, même en Valais, la région qui présente l’aléa sismique le plus élevé de Suisse. Des tremblements de terre d'une magnitude de 6 ou plus se produisent en Suisse environ une fois tous les 50 à 150 ans. Le dernier séisme de cette catégorie était celui de Sierre en 1946. Il n'est pas possible de prédire exactement où le prochain grand ou petit séisme se produira.

Giochi d’acqua al ritmo delle onde sismiche

Se un tempo garantivano l’approvvigionamento idrico, oggi le fontane servono principalmente ad abbellire e animare spazi pubblici e privati. Nell’ambito dell’esposizione speciale «Wellen – Tauch ein!» di focusTerra, una fontana dà addirittura espressione artistica alla forza delle onde sismiche. I giochi d’acqua prodotti da dodici ugelli sferici seguono la dinamica delle vibrazioni sismiche. Visitatrici e visitatori dell’esposizione speciale possono decidere la coreografia della danza dei giochi d’acqua.

Oltre ai segnali in tempo reale della stazione dello Zürichberg e della mostra focusTerra è possibile scegliere anche i segnali provenienti da Marte raccolti dalla missione NASA InSight, il terremoto di Linthal (GL) del 2017 con una magnitudo di 4.6 e il forte sisma verificatosi a Tohoku (Giappone) nel 2011, che raggiunse una magnitudo di 9.1.

Un algoritmo traduce i diversi segnali sismici e definisce in questo modo forma e dimensioni dei getti d’acqua. Gli ugelli sono disposti in quattro gruppi di tre e gli spruzzi possono in parte superare i 2,5 metri di altezza. Un ugello di ciascun gruppo genera un getto d’acqua che rappresenta l’accelerazione, la velocità o il percorso (o cosiddetto «spostamento») dei movimenti del terreno registrati. Questi tre parametri costituiscono anche la base delle analisi sismiche. 

Una versione in grande scala di questi giochi d’acqua può essere ammirata presso lo stabilimento balneare Enge sul lago di Zurigo: la fontana a getto «Aquaretum» mostra infatti anch’essa in tempo reale i segnali della stazione dello Zürichberg. Generalmente, a guidare i giochi d’acqua sono le onde dell’Atlantico, del Mediterraneo o del Baltico. Le vibrazioni prodotte dalle onde marine vengono costantemente rilevate dalla stazione sismica sullo Zürichberg e immediatamente trasmesse alla centralina della fontana. Circa una volta alla settimana la dinamica dei giochi d’acqua cambia per un breve periodo, precisamente quando nel mondo si verifica un forte terremoto le cui scosse mettono in movimento anche il sottosuolo di Zurigo. Con un po’ di fortuna è possibile individuare sulla fontana del lago di Zurigo e sulla sua sorellina presso la mostra focusTerra anche sismi di minore entità originatisi in Svizzera.

L’esposizione speciale «Wellen – Tauch ein!» di focusTerra rimarrà aperta ancora fino al 5 marzo 2023.

Per maggiori informazioni

05/10/2021

[Disponibile in DE/FR] Erdbeben bei Arolla (VS)

Am Dienstag, 5. Oktober 2021, ereignete sich um 07:39 Uhr (Ortszeit) ein Erdbeben mit einer Magnitude von 4.1 in der Nähe von Arolla (VS). Der Erdbebenherd lag etwa 2 km unter Meeresniveau unterhalb des Mont Collon. Bei einem flachen Beben dieser Stärke sind kleinere Schäden nahe dem Epizentrum vereinzelt möglich, allerdings ist die Region nicht besiedelt und uns sind bislang keine Schäden berichtet worden. Es gab jedoch mehr als 60 Verspürtmeldungen, darunter ein Grossteil in Zermatt (Epizentraldistanz: 19 km) und Sion (Epizentraldistanz: 31 km).

Das letzte, ähnlich grosse Ereignis in der Nähe ereignete sich im März 1996 (ebenfalls Magnitude 4.1). Nach einer relativ ruhigen Phase ohne signifikante Erdbeben in den folgenden fast 25 Jahren gab es im September 2020 ein Beben mit einer Magnitude 3.5 und gestern Morgen eines mit einer Magnitude 3.0. Eine erste Analyse deutet darauf hin, dass das Beben Resultat einer in etwa Nord-Süd ausgerichteten schrägen Aufschiebung ist, wie auch schon das Magnitude 3.5 Beben in 2020.

Grundsätzlich sind Erdbeben in dieser Region nichts ungewöhnliches, der Kanton Wallis weist innerhalb der Schweiz die grösste Erdbebengefährdung auf. Es ist zu erwarten, dass in den nächsten Tagen und Wochen kleinere Nachbeben auftreten werden, die möglicherweise auch gespürt werden können. Die Wahrscheinlichkeit, dass in den nächsten Tagen oder Wochen noch ein ähnlich grosses oder grösseres Beben auftritt ist sehr gering, es ist allerdings auch nicht auszuschliessen.

15/09/2021

Ricerca sul campo in Islanda nel settore dell’energia geotermica

Nei mesi di giugno e agosto 2021, dieci ricercatori del Servizio Sismico Svizzero con sede all’ETH di Zurigo si sono recati in Islanda per condurre due progetti di misurazione sismica. In collaborazione con il Centro di ricerca tedesco per la geoscienza (GFZ) e la società di servizi energetici Reykjavik Energy (divisione ON Power), il team ha messo in opera una rete di 500 nodi sismici nel campo geotermico di Hengill. Si tratta della rete di stazioni di misurazione più estesa e fitta mai installata nel Paese.

Questo intervento in Islanda fa parte di una campagna di misurazione dei fenomeni sismici finanziata dall’UE, nell’ambito di un progetto di sfruttamento dell’energia geotermica in Islanda; tale campagna prende il nome di "DEEPEN" (DErisking Exploration for geothermal Plays in magmatic ENvironments). Come si intuisce dalla sigla del progetto, l’obiettivo è definire l’approccio per ridurre i rischi legati alle esplorazioni sul campo necessarie per lo sfruttamento dell’energia geotermica profonda e migliorare le possibilità di successo delle perforazioni esplorative che ricercano fluidi geotermici nei sistemi magmatici.

Per i nodi sismici sono stati utilizzati geofoni da 5 Hz con batteria e digitalizzatore integrati (modello SOLOS fornito dall’Università di Ginevra) e geofoni da 5 Hz con digitalizzatore e batterie esterni (forniti dal Geophysical Instrument Pool del GFZ). I dati raccolti da queste fitte strutture di nodi sismici consentono ai ricercatori di comprendere meglio gli eventi della sottosuperficie. Grazie alle dimensioni contenute di questi nodi, è stato possibile portare a termine la posa nelle prime due settimane di giugno, nonostante il clima avverso, il terreno impervio e le lunghe distanze percorse per raggiungere ognuno dei siti di collocazione.

La rete è stata collocata in modo da fornire informazioni in particolare su due bacini geotermici del Paese, Nesjavellir a nord e Hverahlid a sud, dove si trovano i pozzi più produttivi del campo geotermico. Durante la predisposizione della rete di nodi sismici è stato impiegato un veicolo denominato vibrotruck (fig. 2), che ha attraversato il bacino settentrionale emettendo segnali sorgente. Questo tipo di veicoli viene impiegato infatti durante le esplorazioni sismiche ed è corredato di una piastra vibrante che viene appoggiata sulla superficie del suolo ed emette vibrazioni a bassa frequenza; queste si propagano nel sottosuolo e vengono riflesse dagli strati rocciosi. Le onde sismiche vengono quindi registrate dai geofoni installati e forniscono ulteriori informazioni sulla geologia della sottosuperficie.

Una volta allestita, la rete è stata messa in funzione per due mesi in concomitanza con un’altra rete di rilevazione sismica già in essere, COSEISMIQ, anch’essa gestita dal SED. Nell’agosto 2021 il gruppo di ricerca è ritornato quindi in Islanda per smontare entrambe queste reti. Nelle intenzioni dei ricercatori, queste immagini sismiche ad alta densità consentiranno di conoscere con estrema precisione le condizioni della sottosuperficie.

 

05/08/2021

Una migliore comprensione degli «slow slips» per fare luce sui terremoti

I terremoti sono causati dall’improvviso rilascio di forze lungo le faglie della crosta terrestre. Le onde sismiche derivanti da queste veloci lacerazioni della crosta si propagano attraverso il terreno causando gli scossoni che percepiamo come terremoti. Tuttavia, accadono anche altri processi meno distruttivi, in cui le fratture sismiche avvengono senza scuotimento della crosta. Questi, i cosiddetti «eventi a slittamento lento» (slow slip, in inglese) hanno attratto l’attenzione di un gruppo di ricercatori di varie università: il Servizio Sismico Svizzero dell’ETH di Zurigo, la King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) in Arabia Saudita, l’Università di Ginevra in Svizzera, il Centro di ricerca tedesco per la geoscienza (GFZ) e l’Università di Bologna.

Gli «slow slips» sono fratture della crosta terrestre che si propagano molto lentamente senza generare importanti fenomeni sismici. Questo processo può durare meno di un giorno o anche più di un anno. Eppure, anche questi eventi lenti possono potenzialmente scatenare terremoti, singoli o in sciame, seguendo un processo ancora non noto.

Gli eventi a slittamento lento sono più frequenti nelle regioni in cui si osserva uno scivolamento delle placche tettoniche una sopra l’altra (zone di subduzione), in particolare lungo tutto il margine dell’Oceano Pacifico, ovvero Giappone, Nuova Zelanda, America del Nord e America Centrale o vicino ai vulcani, come l’Etna in Italia o il Kilauea nelle Hawaii.

I ricercatori hanno analizzato la correlazione fra le caratteristiche di ogni evento lento e l’attività sismica innescata. Dai risultati emerge che eventi lenti più superficiali generano con maggiore probabilità fenomeni sismici più ampi rispetto agli eventi lenti più profondi. Questo dato può essere usato ora per migliorare un modello attraverso il quale prevedere quali cambiamenti e rischi si associano a questo specifico tipo di eventi. I ricercatori sperano di poter sviluppare ulteriormente il database e la capacità di trarne modelli, e quindi di ottenere conoscenze sempre più precise su questi fenomeni complessi.

La ricerca è stata pubblicata di recente sulla rivista scientifica «Science Advances» e può essere consultata al seguente link: https://advances.sciencemag.org/lookup/doi/10.1126/sciadv.abg9718

 

07/07/2021

[Disponibile in DE/FR] Verspürtes Beben bei Eglisau

Ein Beben der Magnitude 2.0 ereignete sich am Mittwoch, 7. Juli 2021, um 10:25 Uhr (Ortszeit) bei Eglisau (ZH) in einer sehr geringen Tiefe, innerhalb der obersten Kilometer der Erde. Weil sich das Beben so nahe der Erdoberfläche ereignet hat, war es trotz seiner kleinen Magnitude in Eglisau deutlich zu verspüren. Dies belegen die ungefähr 50 Verspürtmeldungen, die in den ersten beiden Stunden nach dem Beben beim Schweizerischen Erdbebendienst (SED) an der ETH Zürich eingegangen sind. Auch typisch für solch schwache, untiefe Beben ist, dass sie teilweise als Knall und weniger als Bodenerschütterung wahrgenommen werden. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten.

Das Gebiet von Eglisau ist seit 1984 für seine seismische Aktivität bekannt, die durch sehr schwache und selten spürbare Beben in geringer Tiefe charakterisiert ist. Das letzte etwas stärkere Beben bei Eglisau, mit einer Magnitude von 3.1, ereignete sich am 12. September 1999. Das aktuelle Beben ist das stärkste Ereignis seit diesem Datum; in den Jahren 2004 und 2015 gab es jeweils ein Ereignis mit einer Magnitude von knapp 2. Die Charakterisierung der tektonischen Strukturen, die für diese Erdbeben verantwortlich sind, ist Gegenstand von laufenden wissenschaftlichen Untersuchungen.

01/07/2021

[Disponibile in DE/FR/EN] Earthquake near Furkapass

On Thursday, 1 July 12021 at 13:11 local time an earthquake with a magnitude of 4.0 has hit the region north of the Furkapass. The hypocenter was at a depth of about 7 km. The event was mostly felt in the north-south extent up to Zurich and Schaffhausen as evidenced by the more than 500 felt reports handed in up to now. We have received only  few felt reports from Western Switzerland and the cantons of Grisons. No damage is reported up to now. Notable damage is not expected for an event of this magnitude, even less as its epicenter is in a scarcely populated region.

The area from the Valais over Central Switzerland to the Grisons is known for higher-than average earthquake activity. However, for the greater Furka region no damaging earthquakes are known for the past centuries.

09/06/2021

[Disponibile in DE/FR] Erdbeben bei Neuenburg

[Disponibile in DE/FR] Erdbeben bei Neuenburg

Am Mittwoch, den 9. Juni 2021, ereignete sich um 10:30 Uhr (Ortszeit) ein Erdbeben der Magnitude 2.4 in Neuenburg. Das Epizentrum lag nördlich des Bahnhofs. Das Beben ereignete sich in einer für Erdbeben sehr geringen Tiefe, in den obersten 1-2 km der Erdkruste. Es wurde daher trotz der eher niedrigen Magnitude in Neuenburg von zahlreichen Personen deutlich verspürt. Im Jahr 2021 traten in der Umgebung von  Neuenburg bereits mehrere solcher sehr flachen und deutlich verspürten Beben auf. Eines mit einer Magnitude von 2.9 ereignete sich im Februar und eines Ende Mai mit einer Magnitude von 2.6. Diese scheinbare Häufung der Beben in der Region ist unserer Einschätzung nach voraussichtlich ein statistischer Zufall. Tektonisch liegt die Region rund um den Neuenburgersee an der Grenze zwischen Molassebecken und Juragebirge, einer Region innerhalb der Schweiz mit einer mittleren Erdbebengefährdung. Beben dieser Magnitude sind somit zwar seltener als etwa im Wallis, aber nicht ungewöhnlich und auch stärkere bzw., Schadensbeben sind nicht auszuschliessen. Im Jahr 1876 gab es beispielsweise in der Region Neuenburg ein deutlich stärkeres Beben mit einer Magnitude 4.5.

22/04/2021

Sulle tracce del terremoto del 1946: una caccia al tesoro interattiva a Sion

Sulle tracce del terremoto del 1946: una caccia al tesoro interattiva a Sion

Oggi 22 aprile 2021 apre nel centro storico di Sion una caccia al tesoto interattiva sul terremoto del 1946. Presso 13 postazioni diversi giochi invitano le visitatrici e i visitatori a scoprire di più sugli eventi di allora e sulla loro importanza oggi. Guida d’eccezione lungo la caccia al tesoro è «Wallis», la mascotte-sismografo del Centro pedagogico di prevenzione dei sismi (CPPS).

Tutti ciò di cui che le e i partecipanti hanno bisogno è uno smartphone così come l’app GuidiGO, tramite la quale possono accedere alla caccia al tesoro cliccando sul titolo «Terremoto del 1946». La caccia al tesoro, disponibile in francese, tedesco e inglese, dura circa due ore.

Perché a Sion e proprio ora? Il 25 gennaio 1946 un terremoto di magnitudo 5.8 ha fatto tremare il Vallese. Finora questo è stato l’ultimo terremoto in Svizzera che ha causato delle vittime. Quest’anno – 75 anni dopo – è iniziata a Sion una serie di manifestazioni organizzate per richiamare alla memoria questo terremoto, illustrare lo stato delle conoscenze scientifiche sulla pericolosità sismica in Svizzera e richiamare l'attenzione della popolazione sui rischi esistenti. Lo sviluppo della caccia al tesoro è stato sostenuto dal comune e dalla cittadinanza di Sion, dal Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo e da HES-SO Valais-Wallis.

Aguriamom a tutti i partecipanti buon divertimento con la caccia al tesoro!

Maggiori informazioni sono disponibili qui: www.cpps-vs.ch/fr-fr/Séismes-1946

Informazioni di contesto sul terremoto del 1946 sono disponibili qui.

06/04/2021

Dopo le tempeste, InSight rileva forti scosse su Marte

Dopo le tempeste, InSight rileva forti scosse su Marte

Mentre inizia l’estate, si calma il vento e la polvere si posa, la missione InSight della NASA rileva due forti scosse. Dopo un anno marziano (687 giorni terrestri), il Servizio terremoti su Marte guidato dal Politecnico federale di Zurigo e gestito dal gruppo Sismologia e Geodinamica del Servizio Sismico Svizzero è ora più veloce che mai nella caratterizzazione dell’attività sismica sul pianeta rosso.

Dopo diversi mesi di condizioni meteorologiche contraddistinte da vento e tempeste di sabbia, l’atmosfera su Marte si sta nuovamente acquietando e il sismometro sul lander InSight ha incominciato a registrare scosse significative. All’inizio di marzo sono stati osservati due nuovi terremoti di magnitudo 3.3 e 3.1. In 12 ore dall’arrivo dei dati sulla Terra, i ricercatori del Servizio terremoti su Marte del Politecnico federale di Zurigo hanno determinato la posizione, la magnitudo e in un caso persino il meccanismo focale. Questo rapido risultato dimostra come l’intera catena di rilevamento, trasmissione e analisi dei dati allestita dalla missione InSight stia funzionando in modo veloce ed efficiente. Tali eventi di medie dimensioni, registrati a oltre 1200 km di distanza e per giunta a opera di una singola stazione (una stazione simile sulla Terra non li rileverebbe nemmeno), sono sufficienti per confermare la più recente interpretazione geologica della struttura interna e della tettonica superficiale del pianeta rosso, rilevate negli ultimi anni su Marte.

Dall’inizio della missione Mars InSight (26 novembre 2018) sono stati osservati più di 500 terremoti su Marte. Con magnitudo comprese tra 1 e 4, si tratta di eventi piuttosto piccoli rispetto ai sismi sulla Terra. Solo poche di queste scosse hanno potuto essere localizzate in maniera affidabile determinando tanto la direzione quanto la distanza dal sismometro. Le scosse piuttosto forti rilevate recentemente hanno interessato le Cerberus Fossae, un lungo complesso di graben situato a circa 1200 km dal punto nell’Elysium Planitia dove è atterrato InSight. La zona presenta un meccanismo estensionale coerente con l’assetto tettonico regionale, che evidenzia come la crosta marziana sia ancora sottoposta a una deformazione attiva.

Nel quadro della missione InSight, i dati registrati su Marte vengono inoltrati alla Terra con trasmissioni regolari, spesso più volte al giorno, tramite il Deep Space Network della NASA. I dati vengono quindi rapidamente compilati e sottoposti a un controllo qualitativo da parte del Jet-Propulsion Laboratory (JPL) negli Stati Uniti e dal Centre national d’études spatiales (CNES) in Francia. A seguire sono trasmessi al Servizio terremoti su Marte del Politecnico federale di Zurigo in Svizzera. Quest’ultimo è responsabile della prima analisi dei dati provenienti da Marte, con l’obiettivo di identificare le scosse e pubblicare periodicamente cataloghi dei terremoti sul pianeta che costituiranno il punto di partenza per ulteriori ricerche scientifiche. Questa collaborazione nei servizi a terra coinvolge sismologi in servizio presso il Politecnico federale di Zurigo, l’Institut de physique du globe (IPGP) di Parigi, l’università di Bristol e l’Imperial College di Londra. All’inizio della missione, i dati registrati su Marte erano pieni di sorprese e risultavano difficili da decifrare. Dopo un intero anno di elaborazioni dei dati sismici marziani, il Servizio terremoti su Marte è ora in grado di caratterizzare in modo esauriente i segnali solo poche ore dopo il loro rilevamento. Si tratta di prestazioni equiparabili a quelle raggiunte dalle moderne reti sismiche sulla Terra.

Riconoscendo il successo della missione InSight, la NASA ne ha approvato il prolungamento per un secondo anno marziano. Sfortunatamente, la polvere rossa che contraddistingue tutte le foto di Marte si sta anche accumulando sui pannelli fotovoltaici di InSight, riducendo la produzione di energia degli stessi e sollevando qualche preoccupazione sull’operatività a lungo termine della missione.

Maggiori informazioni sulla missione InSight della NASA sono disponibili sul sito www.insight.ethz.ch oppure alla pagina www.mars.nasa.gov/insight/

Per accedere al comunicato stampa congiunto sul recente terremoto su Marte.

19/03/2021

MLhc: una revisione locale della scala di magnitudo per la Svizzera

Uno dei metodi più utilizzati per caratterizzare un sisma è attraverso la sua magnitudo, che misura l’energia rilasciata, ovvero la potenza del sisma. Maggiore è la magnitudo di un terremoto, maggiori sono le probabilità che venga percepito. Vi sono diverse scale di magnitudo: per esempio la magnitudo locale (ML) è la scala Richter, che misura i fenomeni registrati nelle vicinanze dello strumento; la magnitudo delle onde di volume (mb) per i fenomeni a grande distanza; la magnitudo delle onde superficiali (Ms), anch’essa per le grandi distanze, o la magnitudo del momento sismico (Mw), per tutti i tipi di terremoti. Queste diverse scale sono state sviluppate e successivamente modificate nel corso dell’ultimo secolo, grazie ai progressi tecnologici nel monitoraggio dei fenomeni sismici di diverse entità e distanze.

Una caratteristica comune di tutte le scale è la possibilità di calcolarle direttamente a partire dai segnali registrati dalle stazioni sismiche. Per caratterizzare meglio i terremoti in Svizzera, il Servizio Sismico Svizzero dell’ETH di Zurigo (SED) ha recentemente introdotto una revisione locale della scala di magnitudo sismica, denominata MLhc.

Tale scala consente di armonizzare il calcolo di routine delle magnitudo locali in Svizzera con le ricerche allo stato dell’arte nelle tecniche di misurazione sismologica del SED, e di ottimizzare l’uso della rete ad alta densità di stazioni del sistema nazionale svizzero. Quali motivi hanno portato alla migrazione alla nuova scala MLhc? E quali differenze presenta quest’ultima rispetto alla scala locale di magnitudo usata in precedenza?

Generalmente, i terremoti vengono caratterizzati attraverso la scala di magnitudo locale ML, introdotta per la prima volta da Charles Richter in California nel 1935. Questa scala risulta però spesso legata a caratteristiche regionali. Nel 1984, Urs Kradolfer, allora ricercatore presso il SED, elaborò una scala ML per la misurazione dei fenomeni sismici in Svizzera. I suoi calcoli si basavano sui dati registrati dalla rete nazionale svizzera, che a quel tempo comprendeva 23 stazioni in grado di rilevare solo i movimenti tellurici verticali. All’inizio del secolo, il modello di Kradolfer fu ulteriormente modificato per sfruttare i nuovi strumenti del Servizio Sismico Nazionale, che impiegano tecnologie digitali a banda larga a 3 componenti, in particolare utilizzando i dati dei movimenti tellurici orizzontali (MLh).

Negli ultimi 20 anni la rete sismologica svizzera si è sviluppata considerevolmente, e comprende ora oltre 200 stazioni sismiche, con più di 100 accelerometri di alta qualità. Al momento il SED è in grado di registrare regolarmente fenomeni sismici molto vicini (15-20 km) al punto di origine nella crosta terrestre (ipocentro), spesso con valori di MLh molto inferiori a 2. Distanze così ravvicinate e magnitudo così basse non rientrano nell’intervallo di calibrazione del modello di Kradolfer. Un altro limite della scala MLh è che i fattori di correzione delle stazioni legati alle condizioni locali del suolo non vengono applicati sistematicamente. Invece, questo fattore è particolarmente importante, in particolare per le stazioni con accelerometro, installate per la maggior parte in aree urbane spesso caratterizzate da una significativa amplificazione dei movimenti del suolo. Con la scala MLh, i sismologi erano costretti a ignorare le magnitudo registrate da stazioni troppo vicine al sisma o con una marcata amplificazione dei movimento del sito stesso. Per risolvere questi problemi, il SED è recentemente passato a una nuova versione locale di misura della magnitudo denominata MLhc, dove la lettera "c" sta per "corretta".

In poche parole, di progetto la scala MLhc è calibrata per misurare magnitudo il più possibile simili a MLh, ma con l’aggiunta di due importanti miglioramenti che consentono ai sismologi di utilizzare i dati di tutte le stazioni attive nella rete e fornire valori di magnitudo più stabili, in particolare per gli eventi sismici più lievi:

  • Innanzitutto, è calibrata su un set di dati molto più ampio, che comprende numerose registrazioni molto vicine all’ipocentro. Di conseguenza, MLhc consente di includere anche stazioni a meno di 20 km dall’ipocentro.
  • In secondo luogo, la procedura per il calcolo della magnitudo secondo MLhc tiene in considerazione dei fattori di amplificazione locale del sito basati su considerazioni fisiche, regolarmente calcolati e aggiornati dal SED, così da utilizzare tutte le stazioni di registrazione, indipendentemente dagli effetti legati alla collocazione del sito.

Per semplificare le comunicazioni, il SED utilizza solo il termine "magnitudo": tuttavia, le informazioni dettagliate fornite nel sito web del SED specificano sempre anche il tipo di magnitudo del sisma in questione.

Per ulteriori informazioni sui diversi tipi di magnitudo, visitare la pagina: Domande più frequenti (FAQ)

15/03/2021

[Disponibile in DE/FR] Tremblement de terre près de Berne

Le lundi 15 mars 2021, un tremblement de terre de magnitude 3.2 s'est produit à 14:27 (heure locale) au sud de Berne, à une profondeur d’environ 5 km.

La secousse a été bien ressentie dans l’agglomération bernoise. Dans l’heure qui a suivi la secousse, le Service Sismologique Suisse à l’ETH de Zurich a reçu plus de 700 témoignages de ressenti de la population. Il ne faut pas s’attendre à de dégâts pour un séisme de cette magnitude.

Le dernier séisme ressenti par la population dans cette région l’avait été le 3 février 2021, son épicentre était localisé 10 km au nord de celui du 15 mars 2021. Tout près de l’épicentre de celui-ci, un tremblement de terre ressenti s’était produit le 6 juin 2015 avec une magnitude de 2.6. Par ailleurs, une possible connexion avec un alignement de tremblements de terre orienté nord-sud, au sud de Berne, est actuellement analysée.

07/02/2021

[Disponibile in DE/FR] Erdbeben bei Cornaux (NE)

Am Sonntag, dem 7. Februar 2021, ereignete sich um 10:37 Uhr (Ortszeit) nördlich von Cornaux in sehr geringer Tiefe ein Erdbeben der Stärke 2.9.

Die Erschütterungen waren in einem Radius von 5 km um das Epizentrum gut zu spüren, insbesondere in Cornaux, Cressier und Marin-Epagnier. Die sehr geringe Tiefe des Ereignisses erklärt, warum es in der Umgebung deutlich zu spüren war, aber keine Meldungen aus einer Entfernung von mehr als 6 km beim Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich eingegangen sind. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten.

Das letzte von der Bevölkerung in dieser Region verspürte Erdbeben ereignete sich am 3. Februar 2003, sein Epizentrum lag 3 km südwestlich des heutigen Bebens.

05/02/2021

[Disponibile in DE, FR] Beben bei Singen (D)

Ein Beben der Stärke 3.2 ereignete sich am Freitag, 5. Februar um 15:14 Uhr (Ortszeit), südwestlich von Singen (D), ca. 15 km nordöstlich von Schaffhausen, in einer Tiefe von rund 10 km. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten. Dem Erdbeben gingen seit Freitagmorgen sieben kleinere Vorbeben mit Magnituden zwischen 1.1 und 2.0 voran, zudem ereigneten sich einige Nachbeben, das stärkste bisher mit einer Magnitude von 2.0. Das Beben wurde im Grenzgebiet vereinzelt, schwach verspürt.

Das Gebiet war bereits 2016 seismisch aktiv, mit einer Sequenz von über 100 vornehmlich sehr schwachen Beben bei Hilzingen (D), von denen das stärkste eine Magnitude von 3.0 aufwies. Die Beben von heute liegen ca. 3 km weiter südöstlich, in der Verlängerung der damals, nach eingehender Analyse, identifizierten Störungszone.

Die Orientierung dieser Störungszone stimmt gut mit dem Verlauf des Hegau-Bodensee Grabens überein. Dieser ist Teil einer grossräumigen tektonischen Grabenstruktur, die sich vom Kaiserstuhl nordwestlich von Freiburg (D) bis zum Bodensee erstreckt, und durch die tertiären und mesozoischen Sedimente vermutlich bis hinab ins Grundgebirge reicht. Die jetzige Sequenz kann vermutlich als weiterer Ausdruck der tektonischen Deformation entlang dieser Grabenstruktur gedeutet werden. Um das zu bestätigen, sind allerdings noch vertiefte Analysen notwendig.

03/02/2021

[Disponibile in DE/FR] Erdbeben bei Bern

Am Mittwoch, dem 3. Februar 2021 hat sich um 23:35 Uhr (Lokalzeit) nördlich von Bern, in einer geringen Tiefe ein Erdbeben der Magnitude 2.8 ereignet.

Die Erschütterungen waren vorwiegend in Bern und im Gebiet um Bern, in Liebefeld, Ittigen und Zollikofen gut zu spüren. Bis kurz nach Mitternacht sind beim Erdbebendienst bereits über 200 Meldungen aus der Bevölkerung eingegangen. Bei einem Erdbeben dieser Stärke sind keine Schäden zu erwarten.

Bereits knapp eine Stunde vor diesem Beben, um 22:37 Uhr und 22:39 Uhr, wurden vom Schweizerischen Erdbebendienst an der ETH Zürich zwei Vorbeben an ähnlicher Stelle und Tiefe mit geringeren Magnituden um 2 registriert. Diese zwei schwächeren Beben wurden in Bern und der unmittelbaren Umgebung nur ganz vereinzelt verspürt.

25/01/2021

Terremoti nel 2020 in Svizzera

Per la rete sismica svizzera, il 2020 è stato un anno movimentato e nello stesso tempo tranquillo. Lo scorso anno il Servizio Sismico Svizzero all’ETH di Zurigo ha registrato 1’400 terremoti in Svizzera e nei Paesi limitrofi. Si tratta di un numero leggermente più alto di quello previsto in base alla media pluriennale. La popolazione ha inviato segnalazioni per 106 di questi terremoti; in sette casi, a trasmettere le proprie osservazioni sono state oltre 100 persone. L’anno scorso è stato particolarmente tranquillo soprattutto dal punto di vista dei rumori di fondo registrati dalla rete sismica. I dati rilevati dimostrano che in molte regioni questi rumori sono diminuiti notevolmente soprattutto durante il lockdown.

Il terremoto più forte e la maggior parte dei terremoti percepiti si sono verificati in combinazione con una sequenza sismica presso Elm (GL), che è stata particolarmente attiva sia in primavera che in autunno. Il 26 maggio 2020 una prima forte scossa di magnitudo 3.1 ha fatto tremare la Glarona, alla quale sono susseguite decine di scosse di assestamento. Il 25 ottobre, nello stesso sistema di faglie si è verificata la scossa più forte dell’anno (magnitudo 4.3) che a livello isolato è stata avvertita anche in Ticino e sul lago di Costanza. In questo caso non sono stati segnalati danni degni di nota. A questa scossa sono seguite di nuovo oltre 250 scosse di assestamento, alcune delle quali con una magnitudo fino a 3.9, che sono state percepite su vasta scala. Nel corso di questa sequenza sono state complessivamente registrate oltre 350 scosse. Essa ha così contribuito in modo determinante a far sì che nell’anno 2020 si sia verificato un numero di scosse superiore alla media.

Mentre la sequenza di Elm ha fatto tremare soprattutto la Svizzera tedesca, il 23 giugno una scossa con magnitudo di 3.8 presso Vallorcine (F) ha causato l’invio di numerose segnalazioni dalla Svizzera occidentale. La popolazione ticinese ha percepito soprattutto un terremoto di magnitudo 3.9 a Milano (I) e uno di magnitudo 2.9 a Bellinzona (TI). Con una magnitudo di 3.5, il 9 novembre è stato percepito un ulteriore forte terremoto a sud di Arolla (VS), nella zona di confine tra la Svizzera e l’Italia. L’evento più forte percepito su vasta scala dalle persone è stato il terremoto di magnitudo 6.3 avvenuto in Croazia, che ha causato gravi danni nella regione epicentrale. In Svizzera, che si trova all’incirca a 600 chilometri di distanza dall’epicentro, sono state oltre trenta le persone che hanno percepito e segnalato la scossa. Al momento del terremoto, la maggior parte di esse si trovava ai piani superiori di edifici molto alti. Da un terremoto così distante giungono in Svizzera prevalentemente le onde a lungo periodo che possono far oscillare soprattutto gli edifici più alti.

Quando le oltre 200 stazioni sismiche svizzere non stanno registrando le onde di un terremoto, misurano i cosiddetti rumori di fondo. Oltre che dalle vibrazioni naturali causate dalle tempeste o dal movimento del mare, questi rumori vengono causati soprattutto dalle attività umane, come ad es. il traffico. In questo caso i sismometri sono in grado di individuare solo pattern di movimento generici e non ad es. come si muovono singole persone o singoli veicoli. Il lockdown di marzo e le ulteriori misure messe in atto per contenere la diffusione del coronavirus hanno causato un netto calo di questi rumori di fondo. Questo periodo di quiete è il più lungo che sia mai stato registrato. Solitamente simili periodi di quiete si osservano solo nei fine settimana o nei giorni di festa.

Se si esamina l’evoluzione del rumore di fondo quotidiano in quattro diverse località illustrato sopra, in ciascuna di esse si nota chiaramente il notevole calo in seguito al lockdown del 16 marzo 2020. A metà giugno, cioè al termine della situazione straordinaria, i rumori di fondo sono di nuovo aumentati. I rumori di fondo registrati dai sismometri sono unici per ogni stazione e dipendono ad es. dalla distanza in cui si trovano determinate sorgenti di rumore. Se si considera ad es. il punto d’incontro «kleine Schanze» a Berna o la piazza d’armi a Zurigo, si nota anche qui un calo in seguito al lockdown, ma meno pronunciato rispetto ad altre località. Ciò è da ricondursi al fatto che, rispetto ad altre ubicazioni, entrambi i luoghi si trovano a notevole distanza dalle arterie molto trafficate. Le oscillazioni più piccole, riscontrabili in tutte le località, rispecchiano i giorni feriali e i fine settimana. Si può quindi affermare che anche durante il lockdown i rumori di fondo durante il fine settimana erano più bassi di quelli registrati da lunedì a venerdì.

Download comunicato stampa (PDF)

Download l'immagine (PDF)

25/01/2021

Sono passati 75 anni dall’ultima forte scossa in Svizzera

Era già buio quando il 25 gennaio 1946 un forte terremoto di magnitudo 5.8 fece tremare il Vallese. Molte persone persero la vita, numerose furono ferite e 3’500 edifici subirono danni in parte gravi. Ci volle un po’ di tempo prima che fosse chiara l’esatta entità dell’evento. Ciò dipese non solo dall’epoca del terremoto, ma anche dall’entità dei danni e dagli strumenti di valutazione dei dati sismici di allora. Il terremoto non solo causò danni agli edifici, che in gran parte furono evidenti solo con la luce del giorno, ma innescò anche valanghe e crolli di rocce. I dati dei pochi sismografi disponibili in Svizzera, inoltre, dovevano appena essere letti e valutati manualmente. Altrettanto dispendiosa era la raccolta delle segnalazioni da parte delle persone che avevano avvertito il terremoto e subito dei danni, segnalazioni alle quali fu data una grande importanza a causa delle poche registrazioni strumentali. Si è trattato del più forte terremoto svizzero degli ultimi 150 anni e finora l’ultimo a causare delle vittime. Un simile terremoto potrebbe ripetersi? E quali sarebbero oggi le conseguenze?

In Svizzera si prevede un scossa equiparabile ogni 50-150 anni. Tuttavia, siccome i terremoti non seguono un piano logico, il prossimo forte sisma potrebbe verificarsi sia in un prossimo futuro che solo tra alcuni decenni. Insieme alla regione di Basilea, ai Grigioni, alla Svizzera centrale e alla valle del Reno nel Canton San Gallo, il Vallese è una delle regioni del nostro Paese con la più alta pericolosità sismica. Sebbene un forte terremoto possa verificarsi in linea di massima in qualsiasi parte della Svizzera, queste sono le regioni in cui avvengono più frequentemente queste forti scosse. Se oggi si verificasse un terremoto simile a quello di 75 anni fa nella valle del Rodano, a causa della maggiore densità di popolazione le conseguenze sarebbero molto più gravi e i danni si aggirerebbero intorno ai 26 milioni di franchi.

Periodicamente le scosse percettibili ricordano alla popolazione vallesana che il suolo sotto ai loro piedi è attivo dal punto di vista sismico. Oltre a scosse isolate, nel Vallese – come anche in altre regioni svizzere – si verificano spesso sequenze sismiche. Una sequenza particolarmente attiva, con oltre 16 scosse avvertite in dieci giorni, è stata osservata nel 2019 nei pressi del colle del Sanetsch. Le 56 stazioni sismiche dislocate nel Vallese hanno inoltre registrato numerose piccole scosse. La fitta rete di monitoraggio permette di osservare l’attività sismica 24 ore su 24 e, in caso di forti terremoti, di informare rapidamente la popolazione, le autorità e i media. L’analisi dei dati sismici aiuta inoltre a comprendere meglio il sottosuolo locale, fornendo quindi una base importante per la prevenzione dei sismi. Per ridurre al minimo le conseguenze di un terremoto è importante non solo sapere come comportarsi correttamente, ma anche costruire secondo i criteri antisismici. Questi sono due aspetti nei quali il Canton Vallese ha investito molto negli anni passati.

Come in tutta la Svizzera, l’attività sismica vallesana è il risultato della collisione tra la placca litosferica europea e quella africana. Le conseguenze sono numerosi sistemi di faglie nel sottosuolo nei quali si accumulano tensioni che poi si liberano improvvisamente dando origine a un terremoto. Dal punto di vista geologico, il sistema di faglie Rodano-Sempione è una delle principali zone di disturbo della regione, che si snoda da Sion lungo il margine settentrionale della valle del Rodano. La sismicità nella zona delle placche svizzere a nord della valle del Rodano è probabilmente correlata ai processi di deformazione lungo la linea del Sempione-Rodano, ma eventualmente anche ai più profondi processi di innalzamento del massiccio dell’Aar e della catena delle Aiguilles Rouges / Monte Bianco. Una migliore comprensione di questi processi tettonici e del loro impatto sull’attuale sismicità è oggetto degli ultimi studi svolti presso il Servizio Sismico Svizzero (SED) con sede all’ETH di Zurigo. Attualmente il SED sta inoltre sviluppando un modello di rischio sismico per la Svizzera in collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente, l’Ufficio federale della protezione della popolazione e la Scuola politecnica federale di Losanna. In futuro, questo modello servirà a valutare meglio non solo le possibili conseguenze di un terremoto, ma anche la proporzionalità delle misure.