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Terremoti

I terremoti sono causati da processi dinamici della Terra.

 

La crosta terrestre è formata da numerose grandi placche litosferiche e da una miriade di piccoli frammenti. Le placche convergono, divergono oppure si spostano parallelamente tra loro (faglia trasforme). A causa dell‘attrito delle rocce, all’interno della crosta terrestre si accumulano ininterrottamente enormi sforzi, che nel momento di una rottura si scaricano sotto forma di scosse, le quali si propagano dall’ipocentro in forma di onde. Le onde sismiche colpiscono per prima e con maggiore energia l’area epicentrale. È per questo, che qui generalmente si ha il più forte scuotimento e, di conseguenza, i maggiori danni. Sulle fratture nascono scorrimenti, che possono essere più o meno riconoscibili in superficie a seconda della forza.

I terremoti frutto della tettonica a placche sono detti terremoti tettonici. Essi rappresentano la maggior parte dei terremoti in tutto il mondo e si manifestano lungo i margini delle placche tettoniche.

I terremoti vulcanici sono associati al vulcanismo attivo. Normalmente non sono molto forti e spesso sono relativamente vicini alla superficie; è per questo che vengono percepiti solo nella vicinanza dell’ipocentro. Rappresentano solo il 3% dei terremoti.

Il 7% dei terremoti sono i terremoti da collasso. Questi sono causati, per esempio, dal crollo di grotte, soprattutto nelle zone carsiche (“Terremoto carsico”), oppure dal fenomeno di subsidenza delle zone di estrazione mineraria.

I terremoti indotti sono causati da “influenze esterne dirette”: esplosioni nel sottosuolo (per esempio test di armi atomiche), estrazioni minerarie, di olio o di gas, costruzioni di dighe o tunnel. Normalmente in geotermia queste vibrazioni nascono con l‘aumento della pressione dei fluidi. Gli eventi sismici, che ne derivano, si manifestano prevalentemente tra i 2 e i 5 chilometri di profondità, hanno una magnitudo scarsa e raramente provocano danni.

Come si misura la forza di un terremoto?

Un terremoto genera onde di volume, che vengono registrate da un sismografo. Il sismogramma tracciato dal sismografo serve come base per la localizzazione dell’ipocentro e per il calcolo della magnitudo – la scala di misura che definisce l’energia scaturita dall‘ipocentro. Il concetto di magnitudo venne sviluppato da C.F. Richter nel 1935 in California. La scala di magnitudo è una scala logaritmica a base 10 – un grado della scala corrisponde ad una variazione dell’ampiezza nello scuotimento di una potenza di 10.

Mentre la magnitudo di un sisma può essere calcolata strumentalmente, la determinazione della sua intensità si basa su una classificazione degli effetti (movimento del suolo, danni), che ha prodotto sulla superficie. In Europa nel 1998 è stata definita la scala macrosismica europea (EMS-98) con valori da I a XII. Danni agli edifici corrispondono ad un’intensità =>VI.

La terra trema più spesso di quel che non si pensi. In un giorno si verificano più di cento piccoli terremoti (magnitudo =<3 della Scala Richter); ed ogni anno si verificano circa 10 terremoti molto forti con magnitudo 7 o superiore. Tuttavia, molti dei confini delle placche attive si trovano nell’oceano o in zone poco popolate e quindi, questo numero così elevato di terremoti non è direttamente percepibile.